
“Si sono introdotti nella mia casa, hanno violato la mia vita privata, hanno abusato della fiducia di chi era pagato per proteggermi e hanno tentato di ricattarmi costruendo un dossier falso. Ringrazio la Procura di Milano, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il ROS dei Carabinieri per il lavoro svolto con serietà e rigore: è grazie a loro che oggi emerge la verità. Ho fornito e continuerò a fornire la mia piena collaborazione alla giustizia, e mi costituirò parte civile nelle sedi opportune a tutela mia, della mia famiglia e delle società ingiustamente coinvolte”. Parte da questa denuncia di Leonardo Maria Del Vecchio uno dei filoni più delicati dell’inchiesta sui dossieraggi, che lo vede come parte offesa in un presunto sistema di ricatti.
La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha disposto perquisizioni e sequestri attraverso il ROS dei carabinieri, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia. I reati ipotizzati sono intrusione abusiva nei sistemi informatici, esfiltrazione di dati sensibili, estorsione e truffa ai danni dell’imprenditore, socio di EssilorLuxottica e attivo anche nel settore editoriale. Secondo quanto emerso, Del Vecchio avrebbe denunciato di essere stato indotto a pagare somme di denaro per evitare la diffusione di informazioni ritenute di dubbia provenienza, ma potenzialmente dannose per la sua reputazione e quella dei familiari.
Le immagini rubate e il presunto ricatto da 30mila euro
Al centro del nuovo capitolo investigativo ci sarebbe un accesso illecito al sistema di videosorveglianza dell’abitazione milanese dell’imprenditore. Dopo aver violato le credenziali, sarebbero state estratte immagini della sua vita privata, poi utilizzate per costruire un archivio “reputazionale”. Da qui sarebbe scattata la richiesta di 30mila euro per evitare la diffusione del materiale. Secondo gli inquirenti, il presunto ricatto sarebbe stato messo in atto dall’ex responsabile della sicurezza personale, Giuseppe Cella, e dall’investigatore Vincenzo De Marzio, titolare della Neis Agency, società che aveva un contratto da 12mila euro al mese per servizi di due diligence reputazionale.
Il dossier falso assemblato dall’informatico Calamucci
Nel quadro delineato dagli investigatori emergono anche “comportamenti fraudolenti” legati alla costruzione di un dossier ritenuto falso. Secondo l’ipotesi accusatoria, il materiale sarebbe stato assemblato dall’informatico Nunzio Samuele Calamucci, già coinvolto nell’inchiesta Equalize e considerato una figura chiave sul fronte tecnico.
Il collegamento con Roma e l’indagine sulla ‘Squadra Fiore’
L’indagine milanese si muove in coordinamento con la Procura di Roma, che sta lavorando su un filone parallelo relativo alla cosiddetta “Squadra Fiore”. Nella stessa giornata sono state eseguite perquisizioni anche nella capitale, segno di un’inchiesta che si sviluppa su più livelli. Un intreccio investigativo che collega Milano e Roma, ma che – allo stato degli atti – si concentra su specifiche condotte di dossieraggio e presunta estorsione ai danni di Del Vecchio, all’interno di un quadro più ampio che resta ancora in fase di definizione.
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