Milano Quotidiano

Delitto Boiocchi, il killer confessa: “Sparai io, ero distrutto dalla cocaina”

Andrea Beretta racconta la “guerra” nella curva Nord dell’Inter. In aula anche il racconto dell’esecutore materiale dell’agguato del 2022, Daniel D'Alessandro

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Una lunga giornata di confessioni, accuse e ricostruzioni sulla guerra interna alla curva Nord interista. Nel processo in corso a Milano per l’omicidio di Vittorio Boiocchi sono arrivate nuove ammissioni pesanti da parte degli imputati e del collaboratore di giustizia Andrea Beretta. A colpire l’aula è stata soprattutto la confessione di Daniel D’Alessandro, che ha ammesso di essere l’autore materiale degli spari che il 29 ottobre 2022 uccisero Boiocchi sotto casa.

“Boiocchi? Non lo conoscevo nemmeno”

“Ammetto la penale responsabilità per l’omicidio Boiocchi e porgo scuse sincere ai familiari”. D’Alessandro ha raccontato di aver accettato il ruolo nell’agguato in cambio di denaro e in un contesto di forte dipendenza dalla droga. “Lo feci per 15-16mila euro. Facevo tutto quello che mi chiedeva Marco Ferdico. Ero dipendente dalla cocaina”, ha spiegato ai giudici. Secondo il suo racconto, inizialmente avrebbe dovuto limitarsi a guidare la moto utilizzata per l’azione, ma all’ultimo momento fu lui a sparare. “Non conoscevo la persona, mi dissero soltanto dove arrivava e che sarebbe arrivato in moto”.

D’Alessandro ha ricostruito nel dettaglio i momenti precedenti al delitto. “Ero sveglio da un giorno, stavo male per la cocaina. Vidi Simoncini incerto e allora presi in mano la situazione”. L’imputato ha raccontato di aver chiesto all’altro esecutore, Pietro Andrea Simoncini, di preparargli la pistola: “Gli dissi ‘scarellami la pistola che vado io’ e purtroppo ho esploso i colpi”. Dopo l’omicidio, secondo la sua versione, il gruppo si sarebbe allontanato su un furgone e avrebbe gettato l’arma in un laghetto.

Il ruolo di Marco Ferdico e il piano contro Beretta

Nel corso della deposizione sono emersi anche altri retroscena sui rapporti interni alla curva Nord. D’Alessandro ha accusato Marco Ferdico di aver coordinato l’operazione e di avergli successivamente proposto di partecipare a un piano per eliminare Andrea Beretta. “Mi disse che si poteva fare, che dovevo guidare la macchina”, ha raccontato. A quel punto avrebbe deciso di avvisare lo stesso Beretta: “Gli dissi ‘Andrea ci vogliono ammazzare tutte e due’”. Secondo D’Alessandro, Ferdico avrebbe voluto eliminarlo per evitare che potesse parlare dell’omicidio Boiocchi.

Beretta: “Il denaro e il potere hanno distrutto tutto”

In videocollegamento dal carcere è intervenuto anche Andrea Beretta, oggi collaboratore della Dda milanese dopo l’arresto nell’inchiesta “Doppia Curva”. “Quando ho preso in mano la gestione della curva credevo nella fratellanza. Poi sono arrivati denaro, potere e violenza”, ha dichiarato. Beretta ha descritto gli anni successivi all’omicidio dell’ultrà Daniele Belardinelli come il momento in cui gli equilibri interni alla Nord sarebbero definitivamente degenerati.

“Boiocchi voleva comandare da solo”

Secondo Beretta, il contrasto con Vittorio Boiocchi sarebbe nato attorno alla gestione economica della curva. “Voleva dominare lui la Nord e basta”, ha detto l’ex capo ultras, parlando dei business legati a biglietti, merchandising e altre attività della tifoseria organizzata. Beretta ha confermato di aver procurato arma, moto e 50mila euro necessari per il delitto, mentre l’organizzazione pratica sarebbe stata affidata ai Ferdico.

I bonifici alla famiglia della vittima

Durante l’udienza è emerso anche che Marco Ferdico e Pietro Andrea Simoncini hanno risarcito parzialmente la famiglia di Boiocchi con bonifici per complessivi 150mila euro. La moglie e le tre figlie dello storico leader ultras restano comunque parti civili nel processo.

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