Dal 20 al 30 aprile, Milano torna a indossare l’abito buono della Design Week, l’appuntamento che coinvolge l’intera città tra il polo fieristico di Rho e i numerosi distretti urbani. Se il Salone a Rho (dal 21 al 26) resta il quartier generale del business, è tra i cortili e le strade della città che il Fuorisalone mette in scena la sua anima più libera, ma anche quella più imprevedibile e caotica. (Ma siamo onesti: quante volte l’interesse per una seduta ergonomica ha ceduto il passo alla caccia al gadget d’autore?)
L’eredità dell’edizione 2025 è ancora fresca, segnata da una febbrile cattura del souvenir. Ricorderemo tutti le file chilometriche non tanto per ammirare il genio di un architetto quanto per accaparrarsi l’ormai leggendaria tote bag di tela griffata, diventata il vero trofeo della settimana. È il paradosso di un evento che democratizza il settore, certo, ma che trasforma l’appassionato in un cacciatore di omaggi aziendali tra i selfie di rito e la frenesia dei piccoli omaggi.
Il ritorno alla sostanza: MATERIAE
Quest’anno, a proporre un filo conduttore concreto tra le tante installazioni è la mostra-evento di Interni. Il concept, MATERIAE, recupera la radice latina del termine per ampliarne il significato: non parliamo solo di elementi costruttivi, ma di materiae come discipline e saperi. Il fulcro resta l’Università Statale, mentre l’installazione di Audi al Portrait Milano o l’intervento di Studio Azzurro in Isola si distinguono per un approccio che mette al centro il progetto e l’innovazione tecnologica. Per chi invece punta ad un coltissimo scroccare, l’Orto Botanico di Brera rimane la meta ideale: pace interiore (si spera) e l’installazione di Annabel Karim Kassar da ammirare rigorosamente con un occhio al design e l’altro alla prossima degustazione tattica da Eataly Smeraldo, dove il tema MATERIAE incontra quello del food.
Design Week, cosa si sono inventati quest’anno?
Il confine tra design, intrattenimento e cultura pop è ormai quasi invisibile, e le installazioni di questa edizione lo confermano. In zona Tortona per esempio, McDonald’s festeggia i suoi 40 anni in Italia con “POOL Ti sblocco un ricordo”: un’esperienza immersiva curata da Nicolas Ballario che trasforma l’Opificio 31 in una maxi piscina di palline. Non è solo un gioco per adulti nostalgici, ma un dialogo tra icone del fast food e opere d’arte di nomi come Damien Hirst e Vedovamazzei. Poco distante, l’IKEA Festival torna a prendersi la scena trasformando il concetto di casa in un evento collettivo fatto di musica e anteprime, confermando che per molti brand la Design Week è diventata il palcoscenico perfetto per parlare a un pubblico che cerca più l’esperienza che il catalogo.
Per chi invece vuole scappare dal centro e dalle installazioni più rumorose, la bussola punta con decisione verso la periferia. Alcova sceglie di tornare all’Ospedale Militare di Baggio, spingendo visitatori e addetti ai lavori ben oltre la circonvallazione. Qui non si tratta di vedere semplici prodotti, ma di esplorare un labirinto di edifici dove la natura si è riappropriata del cemento. Quest’anno riaprono spazi rimasti inaccessibili per decenni, come la Chiesa di San Martino e l’archivio storico, offrendo lo scenario ideale per quel design sperimentale che preferisce il fascino delle strutture abbandonate ai salotti di Brera. Spostarsi in periferia è ormai un rito obbligatorio: la città si allarga e il design diventa la scusa perfetta per mappare angoli di Milano che solitamente restano fuori dai radar.
Resta l’ironia di vedere come la città più pragmatica d’Italia si fermi a riflettere sulla metamorfosi di un materiale, mentre fuori dai flagship store di via Durini si attende con discreta speranza un calice omaggio. È forse questo il vero grande progetto di Milano: riuscire a mescolare l’alto profilo della ricerca con l’irresistibile richiamo di un evento che, nel bene e nel male, appartiene ormai a tutti. L’appuntamento è fissato, le code — e le tote bag — sono già pronte.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


