
Dai locali esclusivi della movida milanese alle aule di giustizia, la versione degli indagati prova a smontare l’impianto accusatorio. Secondo quanto riportato dal Corriere, Deborah Ronchi, titolare dell’agenzia Ma.De., e il compagno Emanuele Buttini, entrambi ai domiciliari, hanno respinto le accuse sostenendo di aver gestito un’attività di organizzazione eventi, non un sistema di favoreggiamento della prostituzione. Attraverso il loro legale, l’avvocato Marco Martini, i due parlano di un’attività che “gestiva l’effimero”, ovvero serate esclusive per clienti disposti a spendere cifre elevate, anche fino a 7mila euro per una notte nei privé.
Il ruolo del Pineta e il contratto sul privé
Al centro dell’inchiesta c’è anche il rapporto con il locale Pineta Milano. Secondo quanto dichiarato dagli indagati, tra la società Carpa srl, che gestisce il club, e la Ma.De. esisterebbe un contratto che assegna a quest’ultima l’esclusiva del privé. L’agenzia si occupava di tutto: dalle hostess alle “table manager” per le ordinazioni, fino al personale addetto ai servizi. In cambio, Carpa avrebbe riconosciuto alla Ma.De. una quota tra il 30% e il 35% degli incassi del privé.
“Influencer e ragazze immagine, non escort”
Uno dei punti centrali della difesa riguarda la presenza delle ragazze ai tavoli. “Non c’erano escort, ma influencer e ragazze invitate che non venivano retribuite e che pubblicizzavano gli eventi sui social”, ha spiegato l’avvocato Martini. Venivano invece pagate, tra i 70 e i 100 euro, le addette all’accoglienza e al servizio ai tavoli. Una struttura organizzativa che, secondo la difesa, era replicata anche a Mykonos, dove la Ma.De. avrebbe gestito ville e intrattenimento per clienti facoltosi senza alcun coinvolgimento in attività illecite.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Bruna Albertini, stanno analizzando i dispositivi sequestrati – telefoni e computer – per cercare riscontri alle accuse. Nelle verifiche compare anche un elenco di parole chiave che include i nomi di circa settanta calciatori che avrebbero avuto contatti, a vario titolo, con l’organizzazione. Al momento, però, nessun atleta risulta indagato, così come non lo sono le giovani donne coinvolte, per la maggior parte hostess o ragazze immagine.
Secondo quanto emerso finora, sarebbero meno di una decina le ragazze tra i 18 e i 20 anni che potrebbero aver avuto un ruolo più delicato nell’inchiesta. Un numero limitato rispetto al centinaio di figure che ruotavano attorno all’organizzazione. Hanno invece scelto di non rispondere agli interrogatori gli altri due indagati ai domiciliari, il brasiliano Luz Fraga e Alessio Salamone. Quest’ultimo ha comunque rilasciato dichiarazioni spontanee, spiegando di essersi occupato esclusivamente delle prenotazioni dei tavoli e negando qualsiasi coinvolgimento nell’organizzazione di incontri con escort.
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