Espulso dall’Italia l’imam di Brescia che diceva: “A nove anni una ragazza è adulta e può sposarsi”

Provvedimento della Questura dopo le dichiarazioni choc a Fuori dal Coro. Ali Kashif impatriato in Pakistan via Malpensa

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È stato espulso dall’Italia Ali Kashif, imam di origine pakistana, finito al centro delle polemiche dopo un servizio della trasmissione “Fuori dal Coro”, andato in onda il 25 gennaio 2026 su Rete 4. Il reportage, realizzato con telecamere nascoste, documentava un incontro in due centri islamici di Brescia — l’Associazione Minhaj Ut Quran e l’Associazione Al Noor — dove un giornalista, fingendosi studente interessato all’Islam, chiedeva chiarimenti sull’età in cui una ragazza può essere considerata adulta.

Secondo quanto emerso, le risposte indicavano la prima mestruazione come soglia di età adulta. Kashif avrebbe inoltre affermato che “anche nella scienza una ragazza di nove anni può essere considerata adulta”. Un altro fedele avrebbe richiamato il matrimonio del profeta Maometto con una giovane, suggerendo che tali pratiche potrebbero essere replicate.

Le dichiarazioni hanno fatto scattare l’intervento della Questura di Brescia. Il questore Paolo Sartori ha avviato la procedura amministrativa di espulsione, motivata dalla pericolosità sociale del soggetto e dall’assenza di un valido titolo di soggiorno, ai sensi dell’articolo 4 del Testo unico sull’immigrazione. Nella giornata di ieri Kashif è stato accompagnato dagli agenti dell’Ufficio Immigrazione all’aeroporto di Milano Malpensa e imbarcato su un volo diretto a Islamabad, con scalo a Bangkok, eseguendo così il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale.

La Lega: “Affermazioni incompatibili con i nostri valori civili”

Immediata la reazione della Lega a livello locale. “Quanto documentato è semplicemente inaccettabile e incompatibile con i nostri valori civili, con la tutela dei minori e con l’ordinamento giuridico italiano”, ha dichiarato Michele Maggi, segretario cittadino del partito a Brescia. Maggi ha ringraziato le forze dell’ordine per “l’efficace operazione” sottolineando come “Brescia non può e non deve essere terreno fertile per chi predica o tollera pratiche che calpestano i diritti fondamentali delle donne e delle bambine”. Il caso aveva già provocato reazioni nei mesi scorsi: la deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici aveva presentato un’interrogazione parlamentare, mentre esponenti della Lega avevano puntato il dito contro Palazzo Loggia.

La presa di distanza dei centri islamici

Dopo l’esplosione del caso, i centri islamici coinvolti avevano preso le distanze dalle dichiarazioni emerse nel servizio. “Le gravissime dichiarazioni citate provengono da soggetti isolati, che non rappresentano in alcun modo il pensiero e/o l’organizzazione della comunità islamica”, avevano precisato, parlando di affermazioni “prive di fondamento” e non riconducibili ai principi religiosi. Nel comunicato si sottolineava inoltre che “nel Sacro Corano non esiste alcun riferimento che consenta o legittimi il matrimonio con bambine o bambini”, ribadendo la necessità di tutelare i minori e contrastare ogni forma di violenza e abuso.

 

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