Gianluca Soncin è comparso questa mattina davanti alla Corte d’assise di Milano per la prima udienza del processo sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 nella sua abitazione di via Iglesias 33. L’uomo, ex compagno della vittima, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato da premeditazione, stalking, futili motivi, crudeltà e legame affettivo. Secondo l’imputazione, Pamela sarebbe stata colpita con decine di coltellate nella sua casa. Soncin, 53 anni, difeso dagli avvocati Pietro Sartori e Simona Luceri, rischia l’ergastolo. La prima udienza ha definito il perimetro delle parti civili e delle prove che entreranno nel processo, rinviato ora al 13 luglio, quando potrà iniziare l’istruttoria dibattimentale.
L’urlo della madre in aula e il dolore davanti all’imputato: “Bastardo”
L’ingresso di Soncin in aula, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, ha provocato la reazione della madre di Pamela, Uma Smirnova. La donna gli ha gridato “bastardo” ed è poi scoppiata in lacrime, appoggiandosi all’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la famiglia. Poco dopo è uscita dall’aula. Al termine dell’udienza, Smirnova ha spiegato quella reazione: “Ho avuto questa reazione purtroppo incontrollabile. Vedere in faccia un assassino che ha massacrato mia figlia con la sua freddezza e lucidità mi ha fatto scattare un dolore nel cuore”. Poi ha aggiunto: “Quello che chiedo è giustizia, giustizia per mia figlia. Chiedo solo quello”. La madre ha ricordato Pamela come “una ragazza dolcissima, un amore, una ragazza che non faceva male a nessuno”. Una giovane donna che, ha detto ancora, “amava i bambini, amava la sua famiglia, il suo padre, che purtroppo non vedrà mai più”. La conclusione è stata una sola: “Mia figlia merita giustizia”.
Il compagno della madre: “L’ergastolo è quello che si merita”
A chiedere una condanna severa è stato anche Pier Giuseppe Rota, compagno della madre di Pamela. “Chiediamo giustizia e verità, e l’ergastolo sicuramente è quello che si merita”, ha dichiarato a margine dell’udienza. “Lo stiamo affrontando con una grande forza di coraggio – ha proseguito – e chiediamo un ergastolo serio per questa persona che ha fatto questo atto”. Rota è intervenuto anche sulla profanazione della tomba di Pamela, escludendo un coinvolgimento dell’imputato Soncin: “La verità secondo me è un’altra parte, non c’entra niente. Gli inquirenti sono su una buona pista e lo troveranno sicuramente”. Poi il riferimento a Francesco Dolci, l’ex amico della 29enne che da mesi interviene in televisione sul caso e che la Corte ha escluso dalla costituzione di parte civile: “Ogni giorno depistava le indagini. E così i tempi si dilungavano, perché gli inquirenti sono obbligati ad andare a investigare e a certificare quello che dice lui. Si è dimostrato tutto falso e non credibile”.
La famiglia ammessa come parte civile, fuori Dolci e le associazioni
La Corte d’assise di Milano ha ammesso come parte civile la famiglia di Pamela Genini: la madre, il fratello, la sorella e il padre biologico. Sono state invece rigettate le richieste di costituzione di Francesco Dolci e delle associazioni “Per Marta e per tutte” e “Scuola di Atene”. Dolci, con cui la vittima avrebbe avuto una relazione parallela, è attualmente indagato a Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa dopo la profanazione della tomba di Pamela. Per la presidente Antonella Bertoja non è sufficiente “l’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi (da maggio a ottobre 2025), non connotato da stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo” per riconoscergli la qualità di persona offesa dal reato.
Lo scontro in aula su Dolci: “Stalker in vita e dopo la morte”
La richiesta di Dolci di entrare nel processo come parte civile è stata duramente contestata dall’avvocato Nicodemo Gentile, legale della madre di Pamela. “È stato uno stalker in vita e dopo la morte”, ha detto in aula, chiedendo alla Corte di respingere l’istanza. “Con questa istanza la realtà supera la più fervida immaginazione. Nessun rispetto per la famiglia già oltraggiata”, ha aggiunto Gentile, sostenendo che dagli atti dell’inchiesta di Bergamo emergerebbe come Pamela definisse Dolci “amico con benefit, stalker, mostro”. Anche la pm Alessia Menegazzo ha chiesto di rigettare la costituzione di parte civile dell’uomo, ricordando l’inchiesta bergamasca sul vilipendio di cadavere e il suo ruolo di testimone importante nel processo milanese, in quanto ultima persona ad aver parlato con Pamela.
Di segno opposto la posizione della difesa di Dolci. L’avvocata Eleonora Prandi ha sostenuto che “questo procedimento non c’entra con Bergamo” e che da maggio 2025 i due avevano “un rapporto stabile”. Secondo la legale, “era un rapporto parallelo sì, ma duraturo e continuativo e lui è stato l’ultima persona con cui ha parlato lei e questo deve far riflettere”. Prandi ha parlato anche di “una richiesta di matrimonio” e di “un progetto in essere”.
Dolci replica: “Io stalker? Allibito, mi preoccupavo solo per Pamela”
Dopo l’esclusione dal processo come parte civile, Francesco Dolci ha replicato parlando con Adnkronos. “Peccato perché come parte civile avrei potuto combattere con il mio avvocato contro Soncin”, ha detto. Dolci ha spiegato di accettare la decisione dei giudici, pur contestandone il risultato: “Bisogna sempre affidarsi nelle mani della giustizia, ma io ero la persona più vicina a Pamela e infatti quando aveva bisogno mi veniva sempre a cercare. Di certo non lo facevo per soldi di costituirmi parte civile, ma per combattere fino alla fine questa guerra. I giudici hanno scelto questo e va bene”. Alle accuse rivoltegli in aula, Dolci ha risposto con toni durissimi: “Io di fronte a queste cose sono totalmente allibito. Mi hanno riferito che sembrava il processo a me e non a Soncin”. Poi ha aggiunto: “Come sempre dalla morte di Pamela a questa parte la famiglia attacca me e non Soncin. Mi sembra assurdo che queste persone parlino di miei atti persecutori nei confronti di Pamela, che non sono veri, e nessuno invece parla di quelli di Soncin”.
Dolci respinge l’etichetta di stalker: “Se fossi stato uno stalker, perché Pamela avrebbe passato settimane intere qua a casa mia? Cercare il bene e preoccuparsi è ben diverso che fare atti persecutori. Io ho sempre cercato di salvarla”. E sul progetto di vita insieme evocato dalla sua legale afferma: “È la verità e i messaggi di Pamela lo ben dimostrano”. La mancata ammissione al processo, per Dolci, è “un’ennesima cattiveria che viene fatta a Pamela”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


