Milano si è fermata per dare l’ultimo toccante addio al suo eterno numero 6. L’arrivo del feretro di Franco Baresi alla Basilica di Sant’Ambrogio è stato accolto da una straordinaria manifestazione d’affetto: sei minuti ininterrotti di applausi, centinaia di sciarpe rossonere tese al cielo e l’eco dei cori “Un capitano, c’è solo un capitano” e “Sei per sempre”, intonati dalla folla accorsa sul sagrato fin dalle prime ore del mattino. A fare da cornice alla cerimonia solenne, officiata dall’abate monsignor Carlo Faccendini, sono stati posizionati proprio dietro l’altare i gonfaloni ufficiali del Milan, dell’Inter e della Lega Serie A.
Milano si è fermata per dare l’ultimo toccante addio al suo eterno numero 6. L’arrivo del feretro di Franco Baresi alla Basilica di Sant’Ambrogio è stato accolto da una straordinaria manifestazione d’affetto: oltre tremila persone arrivate fin dal mattino, sei minuti ininterrotti di applausi, sciarpe rossonere e una grande bandiera con la scritta “Baresi 6” tesa al cielo, accompagnata dal coro “Un capitano, c’è solo un capitano”. Sul balcone di fronte alla chiesa è comparso il lungo striscione della Curva Sud: “Baresi leggenda immortale inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare ciao capitano”. A fare da cornice alla cerimonia solenne, officiata dall’abate monsignor Carlo Faccendini, sono stati posizionati proprio dietro l’altare i gonfaloni ufficiali del Milan, dell’Inter e della Lega Serie A, affiancati dalle corone inviate dalla Fifa e dal presidente Gianni Infantino, oltre alle delegazioni giunte da Juventus, Roma, Real Madrid e Barcellona.
Un momento di altissima intensità emotiva è stata la prima lettura della funzione liturgica, affidata a Giuseppe Bergomi, amico di una vita e storica bandiera nerazzurra con cui Baresi aveva condiviso non solo epici derby, ma anche il ruolo di tedoforo ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Tra i tantissimi volti noti del calcio mondiale presenti in basilica spiccava anche quello di Roberto Baggio. In rappresentanza delle istituzioni sportive e del governo sono giunti il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il neo dt della Figc Claudio Ranieri e il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli. Presente anche il presidente del Torino e di RCS Urbano Cairo, che ha ricordato uno “straordinario uomo di sport”, e l’ex compagno Aldo Serena, che ne ha evidenziato la precocità da leader. A margine di un evento in Valtellina è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, ricordando Baresi come “un grande lombardo e un patrimonio di tutto il Paese”.
“Il Maradona della difesa”: le parole dell’omelia e la vicinanza della squadra dall’Australia
Nel corso della solenne omelia, monsignor Faccendini si è rivolto alla famiglia e alla piazza ricordando l’umiltà del campione scomparso a 66 anni: “Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli. Di lui resta il bene, resta l’amore con cui viviamo”. Definito dall’abate il “Maradona della difesa” e il miglior interprete del ruolo di sempre, Baresi è stato ricordato anche per la sua profonda e riservata fede cattolica.
L’eco del dolore ha travalicato i confini nazionali arrivando fino a Perth, in Australia, dove la prima squadra si trova attualmente per la tournée estiva alla vigilia del derby amichevole contro l’Inter. Durante la conferenza stampa, il tecnico rossonero Ruben Amorim ha voluto mandare un messaggio accorato: “Avvertiamo una profonda tristezza in tutto il nostro club. Ma Franco ci sta insegnando che la cosa più importante, alla fine, è il carattere: è chi sei, non quello che hai raggiunto. La squadra è la cosa più importante e porteremo avanti con orgoglio la sua eredità”.
L’uscita del feretro a spalla, le lacrime della folla e la spaccatura con la società
Al termine della funzione si è consumato il momento di massima commozione: a portare a spalla il feretro fuori dalla basilica sono stati Marco Van Basten, Daniele Massaro, Demetrio Albertini, Roberto Donadoni, Alessandro Costacurta, Pietropaolo Virdis, Massimo Ambrosini, Marco Simone e Alberico Evani. All’esterno, tra i tifosi in lacrime si sono uniti ai cori anche esponenti delle istituzioni come il consigliere regionale Romano La Russa: “All’uscita del feretro da milanista mi sono unito al grido dei tifosi e non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il suo ricordo resterà per sempre”.
Se l’omaggio alla leggenda è stato corale, la tensione della piazza rossonera si è scaricata sull’attuale gestione del club e sulle istituzioni cittadine. In netto contrasto con l’entusiasmo riservato a Paolo Maldini (“Sei la nostra bandiera, torna con noi”), fortissime contestazioni hanno travolto il sindaco Giuseppe Sala (accolto dalle urla “Ma dove vai?”) e i vertici societari. I fischi assordanti diretti al presidente Paolo Scaroni e al proprietario Gerry Cardinale (che all’uscita si è limitato a dire: “È stata un’immensa perdita per tutti noi”) hanno fotografato l’amarezza del popolo rossonero per una stagione conclusa con l’esclusione dalla Champions League, proprio nel giorno dell’addio al simbolo più grande della propria storia.
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