Milano si è fermata per dare l’ultimo toccante addio al suo eterno numero 6. L’arrivo del feretro di Franco Baresi alla Basilica di Sant’Ambrogio è stato accolto da una straordinaria manifestazione d’affetto: sei minuti ininterrotti di applausi, centinaia di sciarpe rossonere tese al cielo e l’eco dei cori “Un capitano, c’è solo un capitano” e “Sei per sempre”, intonati dalla folla accorsa sul sagrato fin dalle prime ore del mattino. A fare da cornice alla cerimonia solenne, officiata dall’abate monsignor Carlo Faccendini, sono stati posizionati proprio dietro l’altare i gonfaloni ufficiali del Milan, dell’Inter e della Lega Serie A.
Un momento di altissima intensità emotiva è stata la prima lettura della funzione liturgica, affidata a Giuseppe Bergomi, amico di una vita e storica bandiera nerazzurra con cui Baresi aveva condiviso non solo epici derby, ma anche il ruolo di tedoforo ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Tra le tantissime personalità del mondo dello sport e dell’editoria giunte a rendergli omaggio, il presidente del Torino e di RCS Urbano Cairo ha tracciato il profilo di uno straordinario uomo di sport: “Una persona di valori umani e calcistici incredibili, un gran signore che sapeva gioire nelle vittorie ma anche accettare le sconfitte”. Dello stesso avviso l’ex compagno d’attacco Aldo Serena, che ha ricordato con commozione gli esordi del Capitano: “Ho giocato con lui quando ha avuto la fascia per la prima volta. A 22 anni era già incredibilmente maturo, non ne nascono spesso di persone così”. Anche la politica ha voluto rendere tributo alla memoria del difensore: a margine di un evento istituzionale in Valtellina, il vicepremier Matteo Salvini ha sottolineato come Baresi rappresenti “un grande lombardo e un patrimonio di tutto il Paese”.
“Il Maradona della difesa”: le parole dell’omelia e la vicinanza della squadra dall’Australia
Nel corso della solenne omelia, monsignor Faccendini ha toccato le corde del cuore dei familiari e dei tifosi, ricordando con delicatezza e profonda stima l’umiltà del campione scomparso a 66 anni: “Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli”. Definito dall’abate il “Maradona della difesa” e il miglior interprete del ruolo di sempre, Baresi è stato ricordato anche per la sua profonda e riservata fede cattolica, capace di consegnargli “stabilità, serenità e un senso profondo di responsabilità”.
L’eco del dolore ha travalicato i confini nazionali arrivando fino a Perth, in Australia, dove la prima squadra si trova attualmente per la tournée estiva in vista del derby amichevole contro l’Inter. Durante la conferenza stampa, il tecnico rossonero Ruben Amorim ha voluto mandare un messaggio accorato: “Avvertiamo una profonda tristezza in tutto il nostro club. Ma se poteste chiedere a Franco se avremmo dovuto interrompere la preparazione per andare al suo funerale, penso di poter garantire che avrebbe preferito vederci continuare a fare il nostro lavoro per difendere questa maglia. La squadra è la cosa più importante e porteremo avanti con orgoglio la sua eredità”.
L’uscita del feretro a spalla e le opposte reazioni della piazza rossonera
Al termine della funzione religiosa si è consumato il momento di massima commozione ed empatia collettiva. A portare a spalla il feretro fuori dalla basilica, tra le lacrime dei presenti, sono stati sei suoi storici compagni di squadra: Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta, Pietropaolo Virdis, Massimo Ambrosini, Marco Simone e Alberico Evani. All’esterno, il lungo applauso del pubblico si è fuso ancora una volta con le note dei cori da stadio “sarai sempre con noi” e sciarpe alzate al vento.
Se sul piano dell’affetto verso Baresi il clima è stato di assoluta unità, sul fronte societario e politico la piazza ha fatto sentire con forza la propria voce. In netto contrasto con le ovazioni e i cori d’amore riservati a Paolo Maldini (“Sei la nostra bandiera, torna con noi”), fortissime contestazioni hanno travolto i vertici del club e le autorità cittadine. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato accolto dalle urla “Ma dove vai?”, mentre fischi assordanti hanno accompagnato sia l’ingresso sia l’uscita del presidente del Milan Paolo Scaroni e del proprietario Gerry Cardinale. Raggiunto dai cronisti all’uscita dal sagrato tra le grida dei tifosi che gli intonavano “Non dovevi venire”, Cardinale si è limitato a commentare con amarezza: “È stata un’immensa perdita per tutti noi”.
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