Milano Quotidiano

Fuori un altro: sgomberato anche il Socs26, gli spazi della Statale da due anni occupati dagli antagonisti

L’intervento delle forze dell’ordine nei locali di via Celoria 22 a Milano. Sedici denunce e quattro fogli di via. Piantedosi: “Nessuno spazio per illegalità e prevaricazione”

(dalla pagina Instagram milanoinmovimento)
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Si chiude dopo quasi due anni l’occupazione di Socs26, lo spazio autogestito ricavato nei locali dell’Università Statale di Milano in via Celoria 22, nel cuore di Città Studi. Le forze dell’ordine sono intervenute nella mattinata di martedì 14 luglio, evacuando l’immobile e identificando le persone presenti. Il bilancio dell’operazione è di 16 denunce per occupazione abusiva e quattro fogli di via. I locali, per una superficie complessiva di 2.520 metri quadrati, saranno ora sottoposti a interventi di bonifica e ripristino prima di essere restituiti alle attività universitarie.

La rettrice Brambilla: “Spazi restituiti alla ricerca e allo studio”

A comunicare l’avvenuto sgombero è stata la rettrice della Statale Marina Brambilla, che ha ringraziato le forze dell’ordine per l’intervento. «L’intervento, avvenuto per evidenti ragioni di sicurezza e anche a fronte di ripetute segnalazioni da parte della Statale, restituisce all’ateneo spazi per una superficie complessiva di 2.520 metri quadrati già ristrutturati e approntati nell’estate 2024 per le attività di studio e di ricerca della Facoltà di Scienze motorie», ha spiegato l’università. Dopo i lavori necessari a rimuovere i danni e ripristinare gli ambienti, i locali torneranno quindi nella piena disponibilità dell’ateneo. Secondo la Statale, al momento dello sgombero gli spazi versavano ormai in uno stato di degrado ritenuto incompatibile con le esigenze dell’università e del quartiere.

L’appello dei collettivi e il presidio di solidarietà

All’arrivo delle forze dell’ordine, gli occupanti hanno diffuso sui social un appello rivolto alle realtà antagoniste e ai collettivi milanesi, invitandoli a raggiungere Città Studi per un presidio nella piazzetta del Dipartimento di Chimica, in via Golgi. La mobilitazione è stata rilanciata da diverse sigle cittadine che negli ultimi due anni avevano partecipato o sostenuto le attività organizzate all’interno dello spazio. Socs26, acronimo di “Settore occupato Città Studi”, era diventato nel tempo un punto di riferimento per assemblee, dibattiti politici, iniziative culturali e attività autogestite.

L’occupazione nata durante le proteste per Gaza

La vicenda era iniziata nel maggio del 2024, nel pieno delle mobilitazioni universitarie a sostegno della popolazione palestinese. Un gruppo di studentesse e ricercatrici dell’area scientifica aveva inizialmente allestito un’acampada nel cortile di via Celoria 22, occupando lo spazio con tende e strutture provvisorie. Nei mesi successivi l’occupazione si era estesa anche a un’aula interna e aveva portato alla nascita ufficiale di Socs26. Gli attivisti contestavano il modello dell’università e della ricerca scientifica, accusato di essere eccessivamente legato agli interessi economici delle grandi aziende, dell’industria energetica e militare. Nel manifesto diffuso sui social, il collettivo rivendicava l’obiettivo di costruire un’università “orizzontale”, sottratta agli interessi degli speculatori e contraria anche al trasferimento di alcune attività scientifiche nel campus Mind. Già alla fine di ottobre del 2024 la polizia era entrata nello stabile per identificare gli occupanti, senza però interrompere definitivamente le attività.

Nel corso dell’occupazione lo spazio ha ospitato incontri sulla guerra a Gaza, il boicottaggio accademico delle università israeliane, le diseguaglianze sociali, il diritto alla città e i tagli all’università pubblica. Erano stati organizzati anche cineforum, corsi di cybersicurezza, laboratori teatrali e di uncinetto, incontri sulla medicina alternativa e mercatini di autofinanziamento. Nei locali trovavano posto inoltre un’aula studio, un laboratorio autogestito e una sorta di foresteria per studenti e attivisti di passaggio.

Piantedosi: “Segnale contro le occupazioni abusive”

Sullo sgombero è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha rivendicato la linea del governo contro le occupazioni abusive. «Un intervento che dimostra ancora una volta l’impegno di questo esecutivo contro il fenomeno delle occupazioni abusive, sulla base di un principio chiaro e non negoziabile: non c’è spazio per chi ricorre alla forza e alla prevaricazione per imporre le proprie ragioni, trasformando luoghi che devono appartenere a tutti in teatro di illegalità e degrado», ha dichiarato il ministro.

Con la liberazione dell’immobile si apre ora la fase del ripristino. L’obiettivo dichiarato dalla Statale è rendere nuovamente disponibili gli spazi per gli studenti e i ricercatori di Scienze motorie, ponendo fine a un’occupazione iniziata come protesta universitaria e diventata, nel tempo, uno dei principali laboratori dell’area antagonista milanese.

I precedenti sgomberi a Milano: Leoncavallo, Vittoria, Casa Loca

Negli ultimi due anni Milano era già stata teatro di altri sgomberi di spazi occupati. Il caso più rilevante è quello del Leoncavallo, liberato il 21 agosto 2025 dalla storica sede di via Watteau dopo 31 anni di occupazione e oltre un centinaio di rinvii dello sfratto. Prima ancora, il 6 agosto 2024, era toccato al Casa Loca di viale Sarca, centro sociale attivo da oltre vent’anni: nello stabile era stata trovata una sola persona, mentre all’esterno si era formato un presidio di protesta. Lo stesso edificio era stato nuovamente sgomberato nell’ottobre successivo, dopo essere stato occupato da una decina di senzatetto. Diverso il recente caso del Vittoria di via Muratori, lasciato volontariamente dagli attivisti nel giugno 2026 in seguito al cambio di proprietà e dunque non oggetto di un intervento delle forze dell’ordine.

A Monza infine, il centro sociale Foa Boccaccio è stato sgomberato due volte nel giro di pochi mesi nel 2023. Il primo intervento, il 1° agosto, riguardò la sede di via Timavo, evacuata per consentire la messa in sicurezza dell’edificio dopo i danni provocati dal maltempo e per il rischio legato alla presenza di amianto. Il 26 settembre la polizia liberò anche il nuovo spazio occupato in via Val d’Ossola, su richiesta della proprietà e sempre per permettere interventi di messa in sicurezza dell’area.

 

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