Milano Quotidiano

Garlasco, Alberto Stasi uscirà dal carcere: sì all’affidamento in prova ai servizi sociali

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano accoglie la richiesta dei legali. Il provvedimento riguarda l’esecuzione della pena e non la futura istanza di revisione

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Alberto Stasi ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali. A deciderlo è stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa. Sulla richiesta era arrivato anche il parere favorevole della procura generale. Stasi, condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi, era già in regime di semilibertà. Il nuovo provvedimento segna dunque un ulteriore passaggio nel percorso penitenziario, consentendogli di lasciare il carcere nell’ambito di una misura alternativa prevista dalla legge.

Una misura alternativa, non una decisione sul caso Garlasco

Il punto da chiarire è il perimetro della decisione. L’affidamento in prova non riguarda il merito della condanna né incide sulla ricostruzione giudiziaria del delitto. Il Tribunale di Sorveglianza è intervenuto esclusivamente sulla fase di esecuzione della pena, valutando i presupposti per la concessione della misura. La precisazione è necessaria perché la vicenda Garlasco è tornata nelle ultime settimane al centro del dibattito pubblico per le nuove indagini della Procura di Pavia e per la posizione di Andrea Sempio. In questo clima, ogni novità relativa a Stasi rischia di essere letta come parte dello stesso capitolo giudiziario. In realtà i piani restano separati.

La difesa prepara nel frattempo la richiesta di revisione

Diverso è il fronte della possibile revisione del processo. I legali di Alberto Stasi hanno annunciato l’intenzione di presentare un’istanza specifica, ma quel percorso seguirà una procedura autonoma e non è collegato alla decisione assunta dalla Sorveglianza milanese. Da un lato c’è quindi la misura alternativa concessa a Stasi dopo la semilibertà. Dall’altro c’è l’eventuale battaglia sulla revisione della condanna, che dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Due strade giuridicamente distinte, anche se entrambe destinate a riaccendere l’attenzione su uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi anni.

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