Il nuovo scenario investigativo sul delitto di Garlasco riapre uno spiraglio per Alberto Stasi. Dopo oltre un anno di indagini, la Procura di Pavia ha delineato una ricostruzione che individua in Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi. Un elemento che potrebbe portare a una nuova – la terza – richiesta di revisione del processo per l’ex fidanzato della 26enne, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere e ormai vicino al termine della pena.
La difesa: “Istanza dopo lo studio degli atti”
La strategia dei legali è chiara: attendere il deposito completo degli atti per poi muoversi. “Appena ci sarà la discovery, leggeremo tutti gli atti e presenteremo la richiesta”, ha spiegato l’avvocata Giada Bocellari, che da anni assiste Stasi. Un passaggio chiave sarà la chiusura delle indagini, prevista dopo l’interrogatorio di Sempio, convocato per il prossimo 6 maggio dai pm guidati dal procuratore Fabio Napoleone. Con il deposito della documentazione raccolta negli ultimi mesi, il quadro accusatorio – già delineato nel nuovo capo di imputazione – dovrebbe essere ulteriormente definito, offrendo alla difesa gli elementi necessari per sostenere la revisione davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Non si esclude anche un’iniziativa parallela della Procura generale, sollecitata dagli stessi pm pavesi.
Il nuovo scenario: Stasi fuori dalla scena del crimine
Con la nuova impostazione dell’accusa, Stasi esce di fatto dalla scena del delitto. Un passaggio che, però, necessita di una consacrazione giudiziaria. È proprio questo il senso della revisione: ottenere una sentenza che riconosca formalmente un eventuale errore giudiziario. Rispetto alle precedenti due istanze, entrambe respinte dai giudici bresciani, il contesto appare profondamente diverso. Nella nuova imputazione è solo Sempio a rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
Quattro gli elementi ritenuti inediti dagli inquirenti rispetto al processo che portò alla condanna di Stasi: il movente, una nuova ricostruzione dell’aggressione, la dinamica in più fasi e la quantificazione dei colpi, almeno dodici. Secondo le nuove analisi medico-legali e la ricostruzione delle tracce di sangue, si sarebbe verificata un’“iniziale colluttazione”, seguita da colpi “reiterati” inferti con un corpo contundente mai identificato. Chiara Poggi sarebbe stata fatta cadere a terra e poi trascinata verso la porta della cantina, dove avrebbe tentato di reagire. A quel punto, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, l’aggressore l’avrebbe colpita nuovamente più volte, facendole perdere i sensi, per poi spingerla lungo le scale. Anche una volta incosciente, la vittima sarebbe stata raggiunta da ulteriori colpi, soprattutto alla testa.
Alla luce di questa nuova ricostruzione, l’ipotesi che la condanna di Stasi possa essere stata un errore giudiziario appare oggi più concreta. Un elemento che potrebbe rendere meno complesso il percorso verso la revisione del processo, attesa ora alla prova decisiva delle carte e, soprattutto, del giudizio della Corte d’Appello di Brescia.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


