Milano Quotidiano

Grandine alla Maura, tra sicurezza e polemiche sui grandi eventi

Il caos logistico dei concerti, i controlli delle autorità e il confine tra responsabilità e ricerca del colpevole

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Su questa cosa dei grandi eventi alla Maura è bene che ci sia una piccola moratoria di buon senso e soprattutto di coerenza. E mettersi d’accordo sulla realtà delle cose al di là dell’ideologia.

Facciamo un passo indietro: sui concerti estivi c’è battaglia da sempre. Il quartiere di San Siro ribolle ogni estate. I residenti non vogliono il caos dei concerti. Non nascondiamoci dietro ad un dito: non è un problema solo di rumore fino a tarda notte (ad oggi c’è un limite orario che non viene sforato). È un problema di caos nel quartiere. Di una invasione che rende invivibile metà della settimana, tutte le settimane, per tutta l’estate.

Il difficile equilibrio tra concerti e vivibilità

È un problema? Sì. Qui avviene il primo cortocircuito: per risolvere il problema ci sono due vie. La prima è vietare i concerti, rispendendo Milano direttamente nella serie C delle grandi città internazionali. La seconda è rifare la struttura perché sia “isolata” acusticamente, e fare una valanga di parcheggi per evitare l’effetto invasione. C’è poco da fare.

Il problema è che gli stessi comitati che contestano i grandi concerti, contestano pure la realizzazione del nuovo Meazza e l’intero progetto. Io non la penso così, ma sono pronto a prendermi tutte le critiche del caso.

Sicurezza e responsabilità negli eventi di massa

C’è poi una seconda grande verità – per la serie sputo fatti. I grandi eventi sono un incubo logistico. Per mille motivi. Migliaia di persone concentrate in un solo posto fanno innalzare la probabilità che qualcosa vada storto in modo esponenziale.

Tutto va bene, quasi sempre, perché gli imprevisti vengono gestiti nel mentre, e sono gestiti talmente bene da risultare “visibili” a pochi. Poi però c’è l’imprevisto che non si può gestire. Una perturbazione improvvisa, ad esempio.

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Si dice: si sarebbero dovute prevedere vie d’esodo adatte. Probabilmente sì: e allora mi chiedo come abbiano avuto i permessi gli organizzatori. Il piano di sicurezza è qualcosa che viene analizzato dalle autorità competenti. Il numero di soccorritori, addirittura di estintori, viene monitorato. Non è uno scherzo.

Delle due l’una: i piani e la loro applicazione sono stati corretti? Oppure i piani e la loro applicazione non sono stati corretti? In questo caso – e lo dice un garantista – ci vuole la Procura. Ma se i piani sono stati corretti e così la loro applicazione, c’è poco da fare.

Certo, ci sono le immagini delle persone nel fango, ferite alla testa da grandine grossa come arance. Che cosa avrebbero dovuto fare gli organizzatori? Fornire ombrelli a migliaia di persone? Far calare una cupola di vetro come nei Simpson?

Mi sono reso conto che il fatto più difficile da accettare, dopo averlo assimilato, è che gli incidenti e gli imprevisti possono accadere senza che esista necessariamente un unico responsabile. Anche vicende giudiziarie complesse, come quella che ha coinvolto l’ex vertice di Fs Mauro Moretti, dovrebbero suggerire prudenza prima di trasformare ogni tragedia in una ricerca immediata del colpevole.

Resta infine il tema delle polemiche politiche sulla Maura. Utilizzare quanto accaduto esclusivamente per attaccare l’amministrazione rischia di allontanare il dibattito dalle domande realmente importanti: la sicurezza degli eventi, l’efficacia dei controlli e la tutela delle persone. Su questi punti servirebbe un confronto serio, fondato sui fatti e lontano dalle strumentalizzazioni.

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