Milano Quotidiano

Il tranviere, i dipendenti, il pensionato: chi sono i guardoni della chat sessista “Staff Ticinese”

Il gruppo WhatsApp avrebbe raccolto foto di passeggere ignare, ricavate anche dalle telecamere di bordo dei mezzi pubblici. Atm ha presentato denuncia alla polizia locale e prepara un esposto al Garante della Privacy. Sala durissimo: "Provvedimenti incisivi"

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Sette profili interni al mondo Atm, con ruoli diversi ma tutti riconducibili all’azienda del trasporto pubblico milanese o al suo perimetro lavorativo. È attorno a loro che si concentra il caso della chat WhatsApp nella quale sarebbero state condivise e commentate con toni sessisti immagini di passeggere inconsapevoli, riprese sui mezzi pubblici. Secondo quanto ricostruito dal Giorno, i componenti del gruppo sarebbero un tranviere, cinque amministrativi e un lavoratore in pensione.

La chat si chiamava “Staff Ticinese”, nome che rimanderebbe al deposito dei tram presente nell’omonima zona di Milano. Un dettaglio non secondario, perché colloca il gruppo in un contesto aziendale preciso, almeno sul piano simbolico e relazionale. Non una conversazione casuale tra sconosciuti, dunque, ma uno spazio digitale in cui alcuni dipendenti avrebbero scambiato immagini e commenti sulle utenti del servizio pubblico.

Le foto delle passeggere e il sospetto sulle telecamere di bordo

Il cuore della vicenda riguarda l’origine delle immagini. Le foto, secondo quanto emerso finora, sarebbero state ottenute anche attraverso le videocamere di bordo installate su tram, bus e filobus per ragioni di sicurezza. Strumenti pensati per tutelare passeggeri e personale, che sarebbero stati invece utilizzati in modo improprio per isolare dettagli del corpo femminile, in particolare gambe, seno, cosce e glutei.

Le passeggere fotografate sarebbero state del tutto ignare. Dai messaggi mostrati sui social emergono anche espressioni dialettali e commenti sessisti. Tra i termini finiti al centro del caso ci sarebbero “u panaru” e “ncinagghia”, usati nella chat per indicare parti del corpo femminile. La vicenda è esplosa dopo la denuncia pubblica di alcune influencer e attiviste, tra cui la scrittrice Carlotta Vagnoli, che ha rilanciato le immagini ricevute da una passeggera.

La passeggera sul tram 15 e la scoperta del gruppo

A far emergere il caso sarebbe stata una donna che si trovava a bordo del tram 15, seduta accanto a un giovane con la divisa di Atm. Sul cellulare dell’uomo, secondo il racconto poi arrivato alla Vagnoli, sarebbe stata aperta proprio la chat “Staff Ticinese”. Da lì la segnalazione, la pubblicazione sui social e l’effetto domino: indignazione pubblica, intervento dell’azienda e passaggio della documentazione agli inquirenti. Le immagini, almeno da quanto risulta finora, non sarebbero direttamente riconducibili a identità precise delle passeggere. Ma questo non riduce la gravità del caso, che riguarda il possibile uso distorto di strumenti di sicurezza, la violazione della privacy e il clima discriminatorio emerso dai messaggi.

Atm presenta denuncia: esposto anche al Garante della Privacy

Atm ha fatto sapere di aver già depositato alla polizia locale una denuncia sull’uso improprio delle immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. L’azienda ha annunciato anche un esposto al Garante della Privacy, ribadendo la propria determinazione “contro ogni forma di discriminazione o comportamento lesivo” e il rispetto per i clienti e per “le migliaia di dipendenti corretti che rappresentano l’Azienda”.

La relazione presentata da Atm è stata trasmessa in serata agli inquirenti, coordinati dal procuratore Marcello Viola. Sarà la Procura a valutare il contenuto degli atti e a stabilire quale ipotesi di reato indicare nel fascicolo. Il caso, nato come denuncia social, entra così in una fase giudiziaria che dovrà chiarire responsabilità personali, modalità di accesso alle immagini e possibili violazioni della normativa sulla privacy.

Sala chiede rigore: “Atm sia dura nei provvedimenti”

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, chiedendo ad Atm di fare piena luce e di intervenire con fermezza. “Atm deve far luce ma deve anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili, non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha aggiunto: “Supponiamo che si tratti di reati, quindi le mie indicazioni ad Atm sono di essere certamente incisivi in analisi e duri anche nei provvedimenti”. Il punto, adesso, è capire se quei sette profili indicati nella chat siano soltanto partecipanti alla conversazione o se abbiano avuto anche accesso diretto alle immagini delle telecamere di bordo. Una distinzione decisiva, perché da lì passerà la valutazione delle responsabilità disciplinari e, soprattutto, penali.

 

 

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