Milano Quotidiano

L’estate sempre calda delle inchieste di Milano

Come fu l'anno scorso con l'urbanistica, appena prima di andare tutti al mare esplode un nuovo caso giudiziario. Anzi, mediatico: perché delle contestazioni che la Procura muove a Sala per la società di cui è socio non si sa praticamente nulla

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C’è una società, si chiama Finalter. Soci di questa società sono un’altra società, la Cinque G, e Beppe Sala, sindaco di Milano. Il quale quando si candida sindaco, oltre dieci anni fa, decide di mettere le quote di Finalter in un “trust”. Cosa è un trust? Uno strumento per fare in modo che non ci siano conflitti di interesse: il proprietario delle quote le vede congelate, non può fare proprio niente, e affida tutto a un trustee, che non può neppure chiamare al telefono.

La Cinque G, invece, è di Pietro Galli, un amico di vecchissima data di Beppe Sala, che l’ha voluto accanto a sè in tutti i ruoli delicati che ha ricoperto, prima in Expo e poi nelle varie società partecipate (era nel cda di Atm). Il trust è stato affidato a un’altra persona di cui Sala si fida (ovviamente), che è un notaio. A un certo punto – e qui la cosa inizia a diventare kafkiana – una società di ingegneria – Engineeringche fattura un miliardo e 700 milioni (ripeto, un miliardosettecentomilioni) versa due milioni alla Finalter per dei lavori fatti. Incrocia che ti incrocia, la Finalter nel 2020, sei anni fa, investe comprando il 9 per cento di una società lussemburghese che detiene un pezzetto del colosso Engineering. Lo fa con un aumento di capitale che il trust amministrato dal notaio di Sala non sottoscrive.

La Procura che cosa fa? Indaga sulle somme versate da Engineering a Finalter. Fin qui, tutto bene. La Procura fa proprio questo, di mestiere: indaga. Ma una manina prende il tutto e lo fa diventare pubblico. Il racconto è molto ghiotto: c’è il sindaco, c’è un suo amico che ha fatto il consigliere di società pubbliche, c’è il colosso dell’ingegneria, c’è il Lussemburgo, c’è un notaio che intanto lavora pure con il Comune. Guardacaso, come fu l’anno scorso con l’urbanistica, proprio appena prima di andare tutti al mare.

Manca solo un piccolo, insignificante particolare: ma l’ipotesi di reato qual è? Qualcuno ha preso soldi che non doveva prendere? Il sindaco ha favorito qualcuno che non doveva favorire? Il sindaco sapeva di cose strane o illegali? Non è dato saperlo, perché c’è tutto il contorno, come se ci fosse il contesto per un giallo, ma senza cadavere né arma del delitto. Ed è qui che il mio garantismo, che si esplicita con la destra e con la sinistra, con chi mi fa ribrezzo e con chi apprezzo, tira su la testa: quando la smetteremo con questa barbarie a mezzo stampa? C’è poi una questione di opportunità, che però è cosa politica. E’ opinione, è lettura dei fatti, è interpretazione. E’ qualcosa che ai magistrati non dovrebbe interessare proprio. Il problema, sta tutto là: si confonde reato con opportunità, e si dà per definito che un comportamento che qualcuno ritiene essere inopportuno (tutto da verificare, peraltro) sia anche irregolare.

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