Ci sono territori che chiedono privilegi. E poi ci sono territori che chiedono semplicemente di non essere dimenticati.
L’Alta Valtellina appartiene a questa seconda categoria.
Per decenni chi vive tra Tirano, Bormio, Livigno e l’Alta Valle ha pagato una tassa invisibile che nessuna legge ha mai scritto, ma che tutti hanno sempre versato: la tassa dell’isolamento. Una tassa fatta di code interminabili, camion bloccati nei centri abitati, ambulanze rallentate, turisti spazientiti, imprese costrette a sostenere costi logistici superiori rispetto ai concorrenti di pianura. E giovani costretti ad andarsene.
È un’imposta silenziosa che pesa sull’economia più di molte tasse vere.
Per questo la nuova tangenziale di Tirano non è soltanto un’opera pubblica. È la dimostrazione che quando la politica decide davvero di guardare oltre l’orizzonte della prossima campagna elettorale può cambiare il destino di un territorio.
Non è un caso che dietro questo risultato ci siano il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessore alle Infrastrutture Massimo Sertori, che quelle montagne le conosce una per una perché sono casa sua, e una Regione che ha scelto di investire miliardi nelle opere olimpiche senza dimenticare che le Olimpiadi durano poche settimane, mentre chi vive in Valtellina ci resta tutto l’anno.
La politica viene spesso giudicata per ciò che promette.
Dovrebbe essere giudicata, invece, per ciò che lascia.
E una strada resta.
Resta quando finiscono le conferenze stampa.
Resta quando si spengono le telecamere.
Resta quando gli automobilisti smettono di perdere mezz’ora attraversando Tirano e tornano a casa prima, oppure quando un imprenditore riesce a consegnare le proprie merci senza dover mettere in conto il traffico come fosse una variabile inevitabile.
Le infrastrutture sono questo.
Non chilometri di asfalto.
Ma chilometri di futuro.
Perché un territorio collegato è un territorio che attrae investimenti, crea lavoro, trattiene i giovani, valorizza il turismo e aumenta il valore delle imprese.
Ma c’è un altro investimento, meno visibile e forse ancora più importante, che sta cambiando il volto della montagna lombarda.
È quello nella sanità.
Anche qui la Regione ha scelto una strada diversa: non chiedere ai cittadini di rincorrere l’eccellenza, ma portare l’eccellenza sanitaria dove vivono i cittadini.
L’accordo tra il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e l’Ospedale di Sondalo e il Presidio di Livigno va esattamente in questa direzione. Non significa semplicemente collaborazione tra strutture. Significa trasferire competenze, tecnologia, organizzazione e cultura clinica da uno dei migliori ospedali italiani ai presìdi di montagna, rafforzandoli invece di considerarli periferici.
È una scelta che vale più di molti slogan sulla sanità territoriale.
Ancora più significativa è la storica intesa tra AREU e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).
Chi frequenta la montagna sa che esistono luoghi dove non arriva un’ambulanza e dove, per condizioni meteo o caratteristiche del terreno, non sempre può arrivare neppure l’elisoccorso.
Proprio lì, dove il tempo vale letteralmente una vita, arriverà il soccorso sanitario avanzato.
Grazie a questo accordo sarà possibile intervenire in numerosi scenari operativi, portando medici, infermieri e competenze avanzate nei luoghi più impervi della Lombardia.
È una piccola rivoluzione.
Silenziosa.
Ma rivoluzionaria.
Dietro questa visione c’è anche il lavoro dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che ha saputo rafforzare un modello di emergenza-urgenza già considerato tra i migliori d’Europa, estendendolo anche dove fino a ieri sembrava impossibile arrivare.
Le montagne non chiedono trattamenti di favore.
Chiedono strade.
Chiedono ospedali.
Chiedono sicurezza.
Chiedono di avere le stesse opportunità di chi vive nelle grandi città.
Per troppo tempo la montagna è stata raccontata come un luogo da cartolina.
Bellissima.
Ma lontana.
Oggi, invece, la Lombardia sta provando a raccontarla in un altro modo: come un territorio dove vale la pena vivere, lavorare, investire e costruire il proprio futuro.
La tangenziale di Tirano, la rete sanitaria tra Niguarda, Sondalo e Livigno e il nuovo modello di soccorso tra AREU e CNSAS non sono interventi scollegati.
Sono i tasselli di una stessa idea.
L’idea che la modernità non si misura soltanto con la velocità della connessione internet o con l’intelligenza artificiale.
Si misura soprattutto dalla capacità di uno Stato e di una Regione di arrivare ovunque.
Con una strada.
Con un medico.
Con un soccorritore.
Perché la vera distanza non è quella tra Milano e Bormio.
La vera distanza è quella tra chi viene ricordato solo quando c’è un’emergenza e chi, invece, riceve ogni giorno servizi degni di un Paese moderno.
Oggi quella distanza è un po’ più corta.
E per una volta, senza timore di essere smentiti, possiamo dire che non ha vinto soltanto la Valtellina.
Ha vinto la buona politica.
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