Milano Quotidiano

Le crepe del Pd su Tel Aviv hanno radici (velenose) assai più profonde

La spaccatura sul gemellaggio è un accidente, ma l'origine delle crepe va ricercata nelle vicende urbanistiche e nell'affossamento del Salva Milano

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Ha ragione, Beppe Sala. Le crepe nella maggioranza sono profonde. Profondissime. Riassunto delle ultime puntate: in aula la capogruppo del Pd Uguccioni pronuncia parole molto dure, decise, nei confronti del sindaco. I Verdi ripresentano la mozione su Tel Aviv e il Pd si spacca, anche se alla fine la mozione viene respinta. Le crepe ci sono. E sono profonde. Quanto rimarranno profonde dipende da quanto lavoreranno gli sherpa, che di mestiere tappano i buchi e fanno incontrare le persone e le idee. Pochi sono gli sherpa in questo periodo, a Milano.

L’origine delle crepe nell’urbanistica e nell’affossamento del Salva Milano

Il punto però è un altro. Ed è un punto che riguarda la storia di questi ultimi anni di mandato Sala. Precisamente, riguarda la questione urbanistica prima di tutte le altre. Gaza è solo un accidente del destino innestato su un albero che è marcito. Le crepe del post-mozione Tel Aviv sono solo rughe, rispetto a quelle create dall’affossamento della Salva Milano. Là è l’origine del male. Là il Pd si spese per difendere la gestione dell’urbanistica che è, a tutti gli effetti, la concretizzazione di una idea di città. Può piacere o non piacere. Ma quella cosa è la politica cittadina in purezza. E il Pd, in un primo tempo, difese l’operato non solo del sindaco, ma anche di tutta la maggioranza.

Poi, da Roma, venne il diktat: fermatevi. La foto di gruppo alla Camera, tutti uniti per salvare Milano, venne sostituita dal niet del Senato. Tutto venne abbandonato. Sala venne abbandonato. Il direttore generale venne abbandonato. L’assessore all’Urbanistica venne abbandonato. Non da tutti, non dai singoli esponenti, non dalla volontà delle brave persone. Ma la politica semplicemente sposò il concetto che no, l’operato di Milano non poteva essere difeso politicamente da chi lo aveva avallato politicamente fino ad allora.

Nel Pd oggi manca la capacità di fare sintesi tra le varie anime

Le tensioni successive, figlie dell’approssimarsi del periodo elettorale (mai in anticipo come in questo caso), hanno fatto il resto. L’ambiguità con cui ci si continua a muovere sull’urbanistica è figlia del fatto che non si può – per pudore e per il rischio di non essere credibili – procedere lungo la via che vorrebbe la sinistra dura e pura: scaricare tutta la colpa su Sala e stop. Cosa che però, ad esempio, succede sulla vicenda di Tel Aviv. Il Pd dice che bisogna sospendere il gemellaggio. Sala dice che no, non è giusto. Il Pd si spacca, e poi dà la colpa al sindaco. Si spacca perché sa che se smentisce il sindaco, è finita la maggioranza. E se non lo smentisce, è finito il Pd. Quindi cerca di traccheggiare. Esattamente come era successo sull’urbanistica: il Pd sa che la linea era di difesa dell’amministrazione, ma sa che è impopolare a sinistra, e quindi traccheggia. Esattamente come era successo su San Siro. Il problema è che è venuto a cessare il concetto di partito come luogo nel quale le varie anime fanno sintesi. Ogni anima gioca per avere un proprio corpo elettorale. Ogni anima va in paradiso da sola. E così la politica in città diventa un inferno.

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