Il centrosinistra raziocinante ha proposto una “legge speciale per Milano“. In pratica, detta male ma sintetizzata molto, è una sorta di “autonomia” per la metropoli. La richiesta è assai opportuna, diciamolo subito. Perché è chiaro che la città di Milano (come la città di Roma, che infatti ha ricevuto una ampia autonomia) ha necessità sostanzialmente differenti da altre realtà metropolitane. Ed è chiaro che queste necessità richiedano prima di tutto mani più libere e più flessibilità in materia di bilancio. Il PIL di Milano è quello di una capitale di medio livello: è giusto che possa gestire meglio le proprie risorse. Anche perché le sfide sono molteplici (spoiler, per gli ingenui dell’ultimora: tra queste non c’è quella di organizzare dj set come a Genova…): case per i lavoratori (incredibile, ma siamo tornati agli anni ’60), efficienza nei mezzi pubblici, ammodernamento della rete elettrica (già in atto, ma bisogna insistere), risistemazione delle infrastrutture sportive (in particolare le piscine, un tempo orgoglio comunale e oggi… no).
Tutto giusto. Anche perché a mettere nero su bianco la proposta è uno come Giorgio Gori che ha fatto ottimamente il sindaco di Bergamo, e che è un manager nel dna. Sorgono però un po’ di problemi di cui bisogna parlare. Prima di tutto, una mozione di coerenza. Come si può essere per l’autonomia per una città e non esserlo per una regione come la Lombardia, dove – peraltro – ci fu pure un voto referendario che ormai da lunghi anni viene ignorato da governi di centrosinistra e di centrodestra? Secondo: non è prioritario dare una unità politica, e dunque mettere fine all’orrendo aborto partorito da Delrio di queste città metropolitane senza poteri e senza competenze (ma con persone anche di livello, come il vicesindaco Francesco Vassallo)? Terzo: sul passato. Ma perché proporre adesso che c’è il centrodestra al potere qualcosa che poteva essere proposto dal centrosinistra al centrosinistra? Vien da chiedersi, un po’ malignamente, perché le buone idee vengono sempre quando a governare c’è la parte avversa. Forse perché alla fine a Roma il centralismo è di destra, di centro e di sinistra. E gli autonomisti (quelli sinceri), a Milano sono sparsi a destra, al centro e pure a sinistra. E le due cose – leggi speciali o non leggi speciali – non sembrano conciliabili.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


