Milano Quotidiano

Legge speciale sulla sicurezza a Milano? Anche la Lega d’accordo: “Criminalità di oggi diversa da quella di un tempo”

Il responsabile del Dipartimento Sicurezza della Lega Davide Ferrari Bardile commenta l'idea di una Legge Speciale per Milano invocata da Perego di Cremnago. L'INTERVISTA

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Una legge speciale per la sicurezza a Milano. È questa la proposta lanciata da Matteo Perego di Cremnago, papabile candidato sindaco del centrodestra e Sottosegretario al Ministero della Difesa. «Mi piacerebbe avere una legge speciale per Milano – ha sostenuto -, per poter dare maggiori poteri alla Polizia locale, che dovrebbe diventare Polizia Città di Milano». Parole chiare, pronunciate dal Sottosegretario dopo un giro di controllo nei quartieri di Gorla e lungo viale Monza. Ma è davvero possibile ed auspicabile una legge speciale? Milano Quotidiano ne ha parlato con Davide Ferrari Bardile, consigliere della Lega in Municipio 4 e responsabile milanese del Dipartimento Sicurezza  del Carroccio, nonché vicesegretario regionale del Sap, il sindacato autonomo polizia. 

Matteo Perego di Cremnago ha invocato una legge speciale sicurezza, auspicando più poteri per i ghisa.  Servirebbe davvero una legge speciale sulla sicurezza per Milano?
Assolutamente sì. Fa parte del programma che la Lega ha proposto. Tra l’altro dovrebbe essere già in vigore perché il Testo Unico degli Enti Locali all’articolo 54 individua il sindaco come funzionario del governo e concorre all’ordine e la sicurezza pubblica con la Polizia Locale. Quindi serve una legge speciale, perché la criminalità di oggi è diversa da quella di un tempo. Nel programma della Lega ho inserito anche la proposta della formazione interforze, perché i giovani vogliono andare in strada, ma la giunta non glielo permette. 

Cosa cambierebbe con questa legge?
Approvarla vorrebbe dire concorrere a combattere la criminalità e la microcriminalità. Il centrodestra vuole mettere in campo le forze che il comune non mette in campo. Le forze ci sono ma non vengono messe in campo, i cittadini vogliono che i 3500 agenti intervengano e concorrano a mantenere la sicurezza e l’ordine pubblico. Per fare questo ci vuole anche una formazione.

Con quali risorse?
Nella legge di Bilancio di 2 anni fa, avevano previsto il 5% riservato alla sicurezza. L’anno scorso non è stata neanche raggiunta quella percentuale. La giunta mette le risorse per piantare alberi che puoi muoiono o non vengono curati e per le piste ciclabili, quando il cittadino vuole essere sicuro. Prima bisogna pensare alla sicurezza, poi al resto. 

La sicurezza a Milano non funziona per mancanza di organico o per leggi sbagliate che impediscono alle Forze dell’Ordine di avere più “libertà”?
Le forze in campo dovrebbero essere maggiori, ma a livello nazionale questo governo ha assunto 35mila Forze dell’Ordine in 5 anni. Nel 2017 ci fu il blocco del turnover fatto dal centrosinistra, che aveva bloccato le assunzioni. Oggi noi stiamo pagando quella carenza. Dobbiamo quindi integrare quelli che non sono stati assunti negli altri anni. Per quanto riguarda le normative, queste ci sono. Il problema è che con l’introduzione della Legge Cartabia i reati più gravi (furto, per esempio) sono perseguibili solo a querela, cioè se i cittadini sporgono denuncia. C’è poi un problema dell’applicabilità della legge: se poi il delinquente viene arrestato ma il magistrato lo riporta a piede libero, io per cosa lo faccio il lavoro?

La sicurezza si risolve solo con la repressione o anche con la prevenzione?
La sicurezza non si risolve con la repressione. L’ABC della sicurezza è la prevenzione. Io parlavo delle telecamere intelligenti. Se il Comune di Milano ha il 40% di telecamere fuori uso, vuol dire che c’è un sistema di controllo che non c’è proprio. Sotto l’aspetto culturale, va fatta un’opera intera: va portata la legalità fuori dalle scuole. La repressione si usa quando ormai lo Stato ha fallito. Bisogna mettere giù un programma sulla sicurezza, che non c’è mai stato, per far sì che tutte le risorse che ho messo in campo siano effettivamente utilizzate. 

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