Non mi è chiaro perché la maggioranza di governo di una città (in questo caso Milano) debba finire in crisi per una questione internazionale. Non mi è chiaro perché – nel trattare le nostre vicende locali – dobbiamo occuparci di qualcosa che certamente riguarda noi e le nostre coscienze (ognuno ha la propria: io sono rabbrividito di fronte alla faccia truce di Ben Gvir, ascoltando le sue parole, vedendo il suo ghigno stupido e malvagio), ma non la nostra città.
Il consiglio comunale non è il parlamento. Il consiglio comunale è il consiglio comunale. Comunale: senza competenze che non siano la città. E’ composto da gente che viene eletta non per discutere di massimi sistemi, e magari paralizzare l’attività amministrativa per parlare di pur gravissime crisi internazionali, ma per andare a sistemare le serie vicende della gara del trasporto pubblico, della riqualificazione delle piscine, della sicurezza nei quartieri, della mobilità dolce, sostenibile, ma soprattutto che si muova (perché rimanere inchiodati qui e là, su un mezzo o su una automobile è l’opposto di muoversi). E molto altro. Ce ne è abbastanza per essere molto impegnati.
Così il consiglio comunale milanese impiega male il proprio tempo
Questo vuol dire che non si può discutere di Gaza, o dell’Iran, o dell’Ucraina? Certo che si può discutere: siamo in una democrazia. Se ne può discutere anche senza far precipitare tutto il resto, che è la parte importante dell’amministrazione. Così come questi consiglieri comunali sono liberi di paralizzare un consiglio, di canalizzare le energie politiche per quelle vicende internazionali, così io sono libero di dire che stanno semplicemente impiegando male il loro tempo, e con quel tempo i soldi dei milanesi che li pagano e dei voti che i milanesi hanno dato loro.
(A scanso di equivoci: in questo impiegar male tempo ed energie rientra molto altro. Dalle pratiche ostruzionistiche dell’opposizione alle mozioni su competenze non comunali, dalle boutade ideologiche all’immane perdita di tempo di gente innamorata della propria voce, ma che ha poco da dire).
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