Milano Quotidiano

L’ipocrisia del Comune di Milano sui rider

"O moriamo di caldo o moriamo di fame": sono gli stessi rider a evidenziare l'incoerenza dell'ordine varato dal Comune di Milano, che vieta loro di lavorare nelle ore più calde (e redditizie) della giornata

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Leggete questo titolo. “O moriamo di caldo o moriamo di fame”. Detta alla vecchia maniera: scegli di che morte devi morire. E’ la vita dei rider. Palazzo Marino ha varato un ordine per il quale è vietato consegnare dalle 12.30 alle 16 nelle giornate ad alto rischio. In pratica sta dicendo – considerato che la gente non mangia alle 11.30 – che i fattorini non devono più consegnare i pranzi.

Il paradosso delle ore più redditizie

E visto che i fattorini vengono pagati ad ordine, sarebbe come dire vietare ai ristoranti di servire il pranzo: l’introito si dimezza. Io non lo so a chi sia venuto in mente di varare un ordine del genere. Ma è semplicemente assurdo.

I rider per primi lo dicono: meglio morire di caldo che di fame. Il lavoro non si crea per decreto, ma il lavoro si può penalizzare per decreto (anche se questo non è un decreto, ma è giusto per usare una frase fatta). Il problema è l’ipocrisia di pensare che con una regola buttata là si possa risolvere un problema irrisolvibile.

Ricompensare la fatica, non cancellare il turno

E – invece – è solo un modo per dire “noi abbiamo fatto qualcosa”. Una ipocrisia che va condannata. Purtroppo quello che si sarebbe dovuto dire – se proprio non si fosse potuto adottare un bel tacer – è che ci sono dei tipi di lavori che purtroppo richiedono sacrifici incomprimibili.

I rider devono lavorare sotto il sole di mezzodì. Sudano, si disidratano, spesso stanno male, sotto il sole di mezzodì. E’ un fatto, e non è emendabile. Al massimo si può fare un protocollo per riconoscere loro dei soldi in più, per quei servizi.

Al massimo si può cercare di ricompensare meglio la loro fatica. Ma no, non è possibile chiedere – anzi, imporre! – di non lavorare a mezzogiorno, quando gli uffici sono gran parte del loro fatturato. Quella è ipocrisia. E l’ipocrisia in politica – almeno per me – è una cosa molto, molto grave.

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