La nuova condanna

Luca Lucci, dalla Curva Sud al narcotraffico: tutte le inchieste e le condanne dell’ex leader ultras milanista

Dalle aggressioni da stadio ai traffici internazionali di droga: il profilo giudiziario di Luca Lucci, condannato a quasi 19 anni di carcere

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L’ultimo sviluppo è la condanna inflitta dalla gup di Milano Giulia Masci: 18 anni e 8 mesi di reclusione per Luca Lucci, riconosciuto promotore di un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Con lui condannato anche il presunto socio Fatjon Gjonaj, a 13 anni e mezzo. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Milano, Lucci sarebbe stato al vertice di una rete capace di movimentare, tra il 2020 e l’inizio del 2021, quantitativi enormi: 225 chili di marijuana, 3 tonnellate di hashish e 53 chili di cocaina. Droga importata dal Marocco attraverso la Spagna e poi distribuita all’ingrosso in Lombardia.

Le indagini della Squadra mobile erano partite dal tentato omicidio di Enzo Anghinelli e hanno portato alla luce un sistema strutturato, parallelo e distinto dalla gestione del tifo organizzato.

Le indagini del 2024: “Abbiamo 12 camion con doppio fondo”

Già nel 2024 le carte dell’inchiesta delineavano un quadro pesante. Nelle intercettazioni, Lucci viene descritto come “il numero uno del fumo”, capace di gestire un’organizzazione senza pari in Italia. “Non c’è altro gruppo organizzato così in Italia”, emerge dalle chat. E ancora: “Noi mandiamo a Roma, Napoli, Toscana, Puglia, abbiamo 12 camion con doppio fondo”. Secondo gli inquirenti, il gruppo movimentava carichi da due o tre tonnellate alla volta, utilizzando una logistica sofisticata e una rete di corrieri. Tra i metodi anche consegne attraverso intermediari pagati per trasportare decine di chili di hashish per volta. L’inchiesta ha inoltre evidenziato collegamenti con ambienti della criminalità organizzata calabrese e con circuiti internazionali del narcotraffico, oltre all’utilizzo di sistemi finanziari paralleli come la hawala per trasferire denaro all’estero.

Il progetto criminale: il controllo del mercato di Milano

Dalle indagini emerge anche un salto di qualità progettato: la creazione di una struttura armata per conquistare il monopolio dello spaccio a Milano. “Frà a me lo dici che nel cervello ho solo guerra”, scriveva Lucci in una chat. E ancora: “Cominciamo a fare danni (…) cominciamo a sparare”. Un quadro che, secondo la Dda, va oltre il traffico di droga e si inserisce in una strategia più ampia di controllo del territorio, con possibili connessioni tra ultras, criminalità e affari.

Dagli stadi alla droga: la rete economica e criminale di Lucci

La parabola giudiziaria di Lucci parte da lontano. Nel 2009, anno in cui diventa leader della Curva Sud rossonera, viene condannato per l’aggressione al tifoso interista Virgilio Motta, che perse un occhio e si tolse la vita anni dopo. Negli anni successivi arrivano nuove inchieste legate al traffico di stupefacenti. Nel 2018 viene arrestato e patteggia un anno e mezzo per spaccio, in un’indagine che coinvolge ambienti della criminalità albanese. Nel 2021 torna in carcere per un’altra inchiesta sul narcotraffico: in quel caso utilizza telefoni con utenze estere e software criptati per mantenere contatti con trafficanti in Marocco e Brasile. Patteggia una pena di 6 anni e 4 mesi. Nel corso degli anni emergono anche le attività imprenditoriali e le relazioni costruite da Lucci. Tra queste la società Kobayashi srl e il franchising Italian Ink, legato a barberie e tatuaggi.

Dalle carte giudiziarie emergono inoltre contatti con figure del mondo dello spettacolo e della notte milanese. In alcune intercettazioni compare anche il nome del rapper Fedez, che avrebbe chiesto supporto per iniziative legate allo stadio e alla sicurezza personale. Il cantante non risulta indagato.

Il ruolo nella inchiesta doppia curva

Lucci è coinvolto anche nelle inchieste sulle curve di San Siro, dove viene indicato come figura centrale in un sistema che intreccia tifo organizzato, estorsioni e gestione degli affari legati allo stadio. In questo contesto viene ipotizzata l’esistenza di un’associazione a delinquere che avrebbe esercitato controllo e pressione su attività economiche e dinamiche interne agli stadi.

 

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