Milano Quotidiano

L’ultimo applauso a don Mazzi: un girasole sul feretro, i Nomadi e il ricordo di Mussida

Concluse le esequie a Sant'Ambrogio. Il ricordo di Mussida e l'ipotesi Famedio avanzata dal sindaco Sala

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Il saluto della città e l’uscita da Sant’Ambrogio

Un girasole adagiato sopra il feretro, le note di “Io vagabondo” intonate a gran voce dai suoi ragazzi e il lungo applauso di circa un migliaio di persone hanno segnato l’uscita della salma dalla basilica di Sant’Ambrogio, al termine delle esequie solenni celebrate per il fondatore della Comunità Exodus scomparso lo scorso 31 luglio all’età di 96 anni. Una cerimonia partecipata e intensa, inserita all’interno della giornata di lutto cittadino.

Tra la folla giunta per rendergli l’ultimo omaggio si sono notati anche il presidente di Rcs Urbano Cairo, il prefetto Claudio Sgaraglia e l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. Con la partenza del carro funebre diretto al cimitero per la cremazione, Milano saluta una figura chiave della storia educativa del Paese, capace di trasformare una sperimentazione al Parco Lambro nel 1984 in una rete nazionale di prevenzione, accoglienza e riscatto per migliaia di giovani.

Mussida: “Con lui la musica entrò in comunità”

A tracciare uno dei ricordi più intimi della giornata è stato il cantautore Franco Mussida, che dal 1996 ha lavorato al fianco del religioso portando la musica nei percorsi di recupero dalla tossicodipendenza: “Porto nel cuore don Antonio, l’immagine di un uomo che sapeva indignarsi e sfidare con coraggio non solo gli esempi nefasti di quello che chiamiamo progresso, ma anche certe idee troppo conservative del mondo cattolico”.

Il musicista ha rievocato l’inizio della loro collaborazione per i ragazzi della struttura al Parco Lambro e all’isola d’Elba, fino al coinvolgimento di artisti come Fabrizio De André e alla nascita dell’inno “L’Aquila Reale”: “Quando gli spiegai il mio proposito di portare la musica ai ragazzi che uscivano da San Vittore, lui con quei suoi occhi chiari non ebbe esitazioni e disse: ‘Facciamolo!’. Da lì nacquero la Sinfonia Popolare per 1000 chitarre in Piazza Duomo e i laboratori per gli educatori. Voleva difendere la libertà dei giovani dall’illusione del mercato”.

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