Milano Quotidiano

“Malori, svenimenti, bambini con 40 di febbre”: caldo estremo negli asili milanesi, il 31 luglio sciopero generale

Le lavoratrici e lavoratori di nidi e scuole materne adibite a centri estivi proclamano per il 31 luglio il primo sciopero generale. “Servono soluzioni immediate, per i bambini e per noi"

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Lavoratrici e lavoratori di nidi e scuole materne adibite a centri estivi di Milano incroceranno le braccia dalle 14 alle 18 di venerdì 31 luglio. Una protesta contro le condizioni di grave difficoltà in cui versano numerose strutture, nelle quali è assente l’aria condizionata e le temperature raggiungono anche i 35 gradi. Abbiamo chiesto al Comune di Milano di intervenire come hanno fatto altri enti e, finché non raffrescherà in maniera idonea tutti questi centri, chiediamo che nei giorni di picchi di calore venga rimodulato l’orario di lavoro e far uscire i bambini alle 14”. Luca Maritato, segretario UILFP Milano, parla a nome di educatori ed educatrici impegnati nei nidi e scuole materne comunali e che da inizio giugno stanno facendo i conti con alcune giornate in cui il termometro ha superato anche i 35 gradi.

Lato Comune l’assessore allo Spazio pubblico e all’Edilizia scolastica Marco Mazzei ha spiegato la roadmap di intervento dell’amministrazione nelle 270 scuole comunali – 104 nidi (4.573 iscritti) e 166 scuole dell’infanzia (17.866 iscritti), di cui da inizio luglio ne restano attive 163 per i centri estivi che ospitano in tutto 11.827 iscritti. Al momento ci sono 609 condizionatori portatili (400 in più rispetto all’anno scorso), 1817 ventilatori, 368 ombrelloni e 339 gazebo. Gli impianti di condizionamento fissi sono presenti in 45 scuole sede di centri estivi: il 27 per cento delle strutture che ospitano centri estivi ha un sistema di condizionamento fisso, con l’obiettivo di arrivare “a un centinaio di strutture climatizzate nei prossimi anni” aveva spiegato l’assessore. Nel frattempo famiglie ed educatori chiedono delle soluzioni tampone per evitare di lasciare i più piccoli troppe ore in aule roventi.

Cosa chiedete al Comune?
L’anno scorso si era corso ai ripari con dei “pinguini” ma non erano sufficienti, inoltre si dovevano tenere le finestre aperte per far uscire l’aria calda degli apparecchi e i cavi elettrici venivano lasciati in giro. Le educatrici sono veramente stanche di lavorare in queste condizioni. Per questo chiediamo nei giorni di picchi di calore, che sono prevedibili, di ridurre l’orario di lavoro e far uscire i bambini alle 14. Per ottenere questa riduzione ci vuole una disposizione del sindaco.

Al tavolo del 17 luglio avete portato queste richieste?
Sì, non abbiamo parlato né con l’assessore né con il sindaco ma con le risorse umane e non abbiamo avuto delle risposte concrete. Per questo abbiamo deciso di proclamare per la prima volta lo sciopero generale tra una settimana, dalle 14 alle 18.

Le risposte arrivate finora non vi hanno soddisfatto?
Al momento no. Il Comune aveva anche proposto come soluzione tampone l’ingresso a prezzi calmierati nelle piscine comunali ma questo ha fatto arrabbiare gli educatori. Noi vorremmo poter continuare a lavorare nelle classi. Se in questa settimana dovessimo esser ricevuti dal sindaco o dall’Assessorato per rivedere insieme gli orari lavorativi potremmo ritirare lo sciopero. Questa è la soluzione che chiediamo nell’immediato, visto che raffrescare tutti questi ambienti è praticamente impossibile.

Cosa significa lavorare sei ore in classi calde con 25 bambini piccoli lo spiega Rossella, educatrice con alle spalle un’esperienza quasi trentennale, ora impegnata in una scuola in zona 4. “Abbiamo a che fare con dei bambini dalle 7 di mattina alle 18, con due turni di lavoro. Il caldo complica il lavoro perché se stiamo male noi, stanno male anche loro. Nelle strutture dove c’è l’aria condizionata è un altro vivere”.

Parteciperà allo sciopero di fine luglio?
Sì e con me molti colleghi. Erano anni che non vedevo il nostro comparto unirsi per una causa comune. Nonostante siamo a luglio, con personale ridotto, all’assemblea generale del personale educativo e amministrativo dei servizi 0-6 del Comune di Milano del 23 luglio eravamo in molti collegati perché la rabbia e la stanchezza è tanta. Lavorare in strutture che fa più caldo all’interno che all’esterno significa lavorare male.

Anche i bambini sono provati dalle temperature nelle aule?
Sì oltre ai malori che hanno avuto diversi educatori, con cali di pressione e svenimenti, capita di avere bambini con 40 di febbre o dissenteria, probabilmente dovuti al caldo. Noi cerchiamo di farli giocare con l’acqua e, dove ci sono i pinguini, di accenderli ma possiamo farlo con pochi alla volta altrimenti salta la corrente.

Ridurre l’orario nei giorni con le temperature più alte potrebbe aiutarvi?
Sì, magari i bambini potrebbero uscire dopo pranzo prima del momento di riposo delle 14. Si svegliano sudati e non riescono a riposare bene. Molti genitori quando poi li vengono a prendere percepiscono il calore delle classi. Inoltre la sera i piccoli sono spesso nervosi perché si portano dietro la stanchezza della giornata. Servono soluzioni immediate, soprattutto per loro, oltre che per noi educatori.

 

 

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