Milano Quotidiano

Mario Calabresi lascia Chora e si prepara alla corsa per Milano: ora il Pd non può più evitare le primarie

La scelta dell’ex direttore accelera la partita per il dopo Sala e complica i piani di Elly Schlein: l’ipotesi di una candidatura decisa a Roma perde terreno

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Non si può dire che Mario Calabresi difetti di coraggio. Senza una-assicurazione-una dai vertici del partito. Senza rete di protezione alle primarie. Senza niente di niente ha deciso di mollare qualunque tipo di carica all’interno della società editoriale Chora, la sua scommessa più innovativa e ambiziosa, quella fuori dagli schemi dell’editoria canonica, dove aveva fatto una velocissima carriera.

Nel comunicato si dice chiaro e tondo che Calabresi ha un progetto al di fuori dell’editoria. Tradotto: corre per Milano. Lo fa senza alcuna benedizione romana, senza che Elly Schlein abbia detto: “E’ lui”. Come magari si sarebbe aspettato qualcuno. Qualcuno che addirittura diceva, alla vigilia, che mai si sarebbe confrontato con le primarie, perché figurati se uno come lui si mette in un agone davvero competitivo, visto che dall’altra parte c’è un membro della segreteria Pd come Pierfrancesco Majorino, che le primarie le ha già fatte, e soprattutto ha preso voti in tutte le elezioni possibili (comunali, europee, regionali). Quindi – come dicevo – Calabresi non difetta di coraggio.

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L’outsider che cambia la partita del centrosinistra

Ora però il partito ha un bel problema. Con Calabresi in campo tutto accelera, rotola giù sul piano inclinato che tutti a Milano avevano visto chiarissimamente, ma che a Roma per nulla avevano messo nel mirino. Come si fa – oggi – a non fare le primarie? E come si fa – oggi – a dire che l’allargamento al centro è una cosa negativa perché va a rompere le uova sugli accordi delle primarie nazionali? Detto fuori dai denti: come si fa a dire “caro Calenda Mario Calabresi non è il tuo candidato?”. Si può anche, ma è difficile.

Il candidato dell’apparato corre senza la benedizione di Roma

Devo dire che questa fase politica è divertente. Perché è inaspettata, sorprendente. Si pensava che Calabresi potesse essere il candidato dell’apparato per il quale si apparecchiava una competizione senza primarie. E invece no, Calabresi non solo è il candidato outsider rispetto all’apparato romano, ma che pure vuole e deve passare dalle primarie. Almeno non moriremo di noia. Se poi il centrodestra decidesse di provare a vincere – anche se è difficile – e iniziasse a individuare un candidato per fare una campagna lunga e complessa, potremmo addirittura provare un brivido di curiosità.

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