Marracash e la Barona, la politica spiegata da un rapper. Monina: “Autenticità e credibilità: lui le ha, il sistema no”

Intervista al critico musicale Michele Monina

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Marracash

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Con il suo evento Marra Block Party in Barona sabato 18 aprile Marracash ha fatto politica rendendo manifesto l’ovvio: il senso di comunità e appartenenza che si respira nel suo quartiere. E la volontà di costruire insieme il proprio destino. Non a caso diversi gli esponenti politici milanesi- prevalentemente di centrosinistra – che si sono trovati a prendere appunti. Ne sapranno tirare le giuste somme? Frontale ne ha parlato con Michele Monina, critico musicale ma anche caustico commentatore di cultura popolare e politica. Nonché cittadino milanese suo malgrado (ipse dixit) da quasi trenta anni.

Monina, Marracash in una notte fa più politica dei politici a Milano. E senza neanche farlo apposta. Come se lo spiega?
Credo che il motivo sia abbastanza semplice: il Block Party organizzato da Marracash è anche un evento politico, perché è la storia di un artista di grande successo, partito dalle case popolari, che decide di tornare a casa e regalare qualcosa al luogo da cui è partito. C’è anche una grande disaffezione nei confronti della politica, nonostante i dati del referendum facessero pensare il contrario.

È un discorso di contenuti, di linguaggio o di capacità di intercettare l’attenzione pubblica?
Credo che il rap sia un genere musicale che offre contenuti vicini al proprio pubblico, perché parla di periferie, di sociale. Nel caso di Marracash, viene anche considerato l’autore dallo stile più elevato nel panorama rap. Credo ci sia quindi una perfetta coerenza tra il personaggio e l’opera. Per il pubblico c’è una verità che invece nella politica non viene riscontrata. Il prezzo del suo evento è stato poi assolutamente onesto e simbolico.

La politica ha perso il monopolio della narrazione pubblica?
Sì, ma ormai l’ha perso da tanto tempo. I giovani guardano agli artisti piuttosto che ai sindacati. Da ragazzo sapevo i nomi dei segretari di Cgil, Cisl, Uil. Oggi non è sicuramente così. Perché adesso sono spariti dai radar, al contrario degli artisti, che raccontano uno spaccato vero e credibile.

 

Il segreto di Marracash è la sua autenticità?
Sicuramente. L’evento è stato un successo anche per come è stato raccontato. E ha funzionato perché era qualcosa di vero. È stato un ritorno alle radici, in cui lui ha voluto dire: «Io sono ancora qui». Quindi, anche a livello politico, è stata un’esibizione perfetta.

Cosa bisognerebbe consigliare ai partiti italiani per tornare ad essere centrali nella vita delle persone?
Penso che i politici vengano percepiti come delle persone che, una volta arrivate al potere, comincino a fare gli affari propri. Manca totalmente la credibilità. Questo è un discorso più generale che si riscontra anche nella musica: basta pensare ad Annalisa. E a come ha cambiato il suo “look” dall’inizio della sua carriera ad oggi. A pagare è soprattutto la coerenza. Lo stesso vale anche per il mondo politico. Il problema vero, quindi, sta tutto lì.

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