E’ andata proprio come ipotizzavo. Il ministro della Salute ha deciso di fare un passo indietro sulla riforma dei medici di base. Non c’è più l’obbligo di andare nelle case di comunità, una delle riforme più volute dopo il Covid per “avvicinare” i medici ai pazienti (o banalmente per fargliene trovare, visto che per ora non ce li hanno proprio). Non c’è più la riforma che punta a far diventare i medici di base dei dipendenti del sistema sanitario. Insomma, rimane tutto come è.
Domanda ai cittadini: siete soddisfatti di come è oggi? Va bene per voi? Va bene per voi non avere il medico di medicina generale (anche detto medico di base, che non è un insulto), o di comunicare con lui solo tramite qualche piattaforma di messaggistica (a proposito: stanno facendo molti soldi)? Va bene per i cittadini avere delle persone che di fatto hanno un unico cliente, lo Stato, ma che non può obbligarli ad andare nelle case di comunità che lo stesso Stato, con i soldi del PNRR e pubblici, ha costruito perché – nel bene o nel male – ritenute strategiche?
Va bene che lo Stato, vista la carenza, sia in situazione di subalternità rispetto ai medici? Va bene che lo Stato sia sotto schiaffo dei sindacati dei medici di medicina generale, che si sono opposti alla riforma fatta da un ministro e che dica “scusate, abbiamo sbagliato”?
La mia risposta è no, non va bene. Non va bene per niente. E se un governo non ha il coraggio di fare le riforme che servono, allora quel governo ha un grosso problema. Chiudo rispondendo a uno dei lettori che sotto il commento di qualche giorno fa, sempre sul tema, mi invitava a farmi “un giro nel suo studio”. Sarebbe bellissimo: così vedrei da vicino come è fatto uno studio di un medico di base, visto che da circa quindici anni non sono mai riuscito ad entrarci.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


