Milano Quotidiano

Milano 2027, i vertici locali del Pd (dietro le quinte) preferiscono Calabresi a Majorino

Il capogruppo dem in Regione Lombardia troppo sbilanciato a sinistra per riuscire a tenere assieme anche i riformisti

(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)
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Ufficialmente non lo diranno mai. Anzi, certamente sono pronti a smentirlo. Ma chi conosce benissimo e tanti anni il Partito Democratico milanese assicura che i vertici locali della prima forza politica in città – dal Pd regionale guidato da Silvia Roggiani a quello metropolitano il cui segretario è Alessandro Capelli – considerano che il candidato migliore per tenere l’amministrazione del capoluogo lombardo sia il giornalista e scrittore Mario Calabresi, che ai primi di febbraio aveva ottenuto un timido endorsement da parte del primo cittadino uscente e non ricandidabile Giuseppe Sala (per il quale un seggio al Senato alle Politiche del 2027 appare scontato).

Il “fattore Majorino” e lo spettro di una sinistra troppo radicale

Pierfrancesco Majorino, capogruppo Dem in consiglio regionale e sfidante di Attilio Fontana (sconfitto in regione ma non a Milano) nonché ex europarlamentare dal 2 luglio 2019 al 4 aprile 2023, viene considerato nelle stanze del potere Dem meneghino troppo di sinistra, troppo schiacciato su Alleanza Verdi Sinistra e sul Movimento 5 Stelle (quasi inesistente in città) e anche sui vari movimenti della galassia di sinistra in qualche modo contigui con i gruppi pro-Pal che non sempre condannano le frange violente durante le manifestazioni pro-Palestina. Un profilo politico, quello di Majorino, molto a sinistra che certamente da quella parte farebbe il pieno di voti ma, come tutti sanno, le elezioni comunali si vincono al centro. Vedremo che cosa dirà la segretaria nazionale Elly Schlein, per ora silente.

L’ago della bilancia moderato e le incognite del centrodestra

E se con Calabresi la presenza di Italia Viva di Matteo Renzi nella coalizione sarebbe sicura con la possibilità anche di tenere Azione di Carlo Calenda, con Majorino sicuramente non ci sarebbe Azione e qualche dubbio sulla presenza dell’ex premier ci sarebbe. Insomma, il timore è quello che con una candidatura troppo caratterizzata a sinistra si rischi alla fine di perdere clamorosamente Palazzo Marino, sempre che il Centrodestra – in alto mare – sia in grado di mettere in campo un profilo credibile, autorevole e competitivo. Considerando anche la concorrenza a destra di Futuro Nazionale, voti però che potrebbero arrivare all’eventuale ballottaggio anche senza apparentamento ufficiale come ha dimostrato il secondo turno delle Amministrative a Vigevano.

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