Milano Quotidiano

Milano 2027, l’appello dei Verdi: “L’area progressista faccia sintesi per trovare un nome unitario”

La consigliera comunale dei Verdi Francesca Cucchiara racconta la proposta avanzata ai candidati: "Calabresi? Gli endorsement di Calenda e Albertini non aiutano..." L'INTERVISTA

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Negli ultimi giorni ha smosso le acque nella sinistra milanese la proposta lanciata dai Verdi milanesi, in particolare da Francesca Cucchiara e Stefano Costa, di cercare di fare sintesi nella componente più progressista della coalizione per individuare un singolo candidato e sfidare alle primarie Mario Calabresi . L’idea è stata tuttavia bocciata  da uno dei diretti interessati, ovvero Tommaso Goisis. Mentre il dem Lorenzo Pacini non ha chiuso totalmente la porta. E poi c’è Pierfrancesco Majorino, che è sicuramente il candidato più in vista dell’area meno moderata del centrosinistra. Milano Quotidiano ne ha parlato con Francesca Cucchiara, consigliera comunale dei Verdi a Milano. L’INTERVISTA

Consigliera Cucchiara, ci racconti la vostra proposta.
L’idea è quella di avviare un percorso che porti poi a convergere su un’unica figura espressione dell’ala più progressista. Le primarie hanno un senso quando mettono davvero a confronto candidati e candidate espressione di visioni diverse della città. Non vedo molta utilità in una competizione con tanti candidati che esprimono idee anche molto simili.

La vostra proposta non ha però trovato l’approvazione di Goisis, mentre Pacini non si è sbilanciato. Si aspettava una reazione diversa?
Se pensassi che questa idea fosse destinata a finire nel nulla, non l’avrei neanche proposta. Ovviamente non mi aspetto che sia facile, né che qualcuno si ritiri dall’oggi al domani. E di certo non siamo noi a deciderlo. È giusto che ciascuno faccia il proprio percorso e la propria campagna. L’auspicio, però, è che nell’area più progressista si riesca alla fine ad arrivare a una sintesi. Abbiamo parlato con tutti. Rispetto a Goisis comprendo la sua volontà di qualificarsi come civico e quindi seguire un percorso diverso. Come ho detto in altre occasioni, per noi invece è importante definirsi e qualificarsi politicamente, ma questo prescinde dall’adesione o meno a un partito. Anche perché le azioni concrete che intraprende un’amministrazione, di fatto, discendono da una visione politica. Se in questi anni al governo della città ha prevalso un indirizzo più moderato e liberale ora credo ci sia bisogno di un approccio più deciso e progressista.

Perché Calabresi non è il profilo giusto per voi?
Calabresi è sicuramente una persona autorevole, ma non conoscendo davvero le sue idee su Milano non ho molti elementi per esprimermi. Posso solo dire che gli endorsement di Calenda, Picerno e Albertini non aiutano molto ad avvicinarlo al nostro mondo.

In caso venisse abbracciata la vostra proposta, potrebbe essere Majorino il volto su cui puntare?
Sì, come potrebbe essere Cossutta, come potrebbe essere Pacini. Immaginiamo davvero un percorso di confronto alla pari: la soluzione non è prestabilita ed è giusto deciderla insieme.

Quali sono i temi su cui i Verdi insisteranno nella campagna elettorale?
Sicuramente il cambiamento climatico. Veniamo da un’estate che moltissime persone hanno vissuto con estrema sofferenza. Servono soluzioni realmente all’avanguardia, lavorando molto di più anche con i centri di ricerca. Poi la casa. Milano non può essere una città vivibile soltanto per chi è ricco. E non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di funzionamento della città. C’è poi il modello di sviluppo. Una città che vive prevalentemente di turismo e grandi eventi rischia di reggersi sempre di più su lavoro povero e sottopagato. Dobbiamo invece investire nella costruzione di un modello di sviluppo capace di creare buona occupazione. E poi i giovani. Dobbiamo dare loro strumenti per emanciparsi, per costruire una loro autonomia e partecipare attivamente alla vita della città.

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