
Mettere al centro le sfide della Milano del 2050, immaginata come una città metropolitana sempre più centrale in Europa e orientata a un’idea di equità. È questo il perno dell’intervento del segretario del Pd milanese Alessandro Capelli durante l’evento “Innamorarsi ancora. Progetto Milano 2050”, iniziativa che segna l’avvio del percorso verso le elezioni comunali del 2027. “Mettere al centro le sfide per la Milano del 2050, quella che sarà già una città metropolitana, che sarà ancora al centro dell’Europa e che avrà l’ossessione di essere giusta. E intorno a quelle sfide e quei temi noi costruiremo le fondamenta e le idee per i programmi futuri”, ha dichiarato Capelli. Il segretario dem ha sottolineato la volontà di costruire un percorso unitario tra le forze del centrosinistra.
“La regia del percorso da qui al 2027 sarà di tutti i partiti, insieme. Le forze politiche costruiranno i prossimi mesi insieme e in modo ordinato”, ha spiegato, indicando una fase iniziale centrata su contenuti e progettualità. “Questo è il tempo delle idee, dei progetti, della costruzione dal basso che si incontrano e dialogano”, ha aggiunto. Solo in un secondo momento si affronterà la scelta del candidato sindaco. “Verrà insieme il tempo di definire l’ultimo miglio del percorso”, ha detto Capelli, indicando come possibile snodo la fine dell’estate, quando verranno chiariti i passaggi per la selezione della candidatura. Sulle primarie, il segretario conferma la linea del partito: “Non è un mistero che per noi le primarie siano la strada preferita”, ma con una precisazione: “Non possono essere una sfida sregolata e autoreferita, perché ci interessa la partecipazione della città e non la conta tra noi stessi”. Qui di seguito il discorso integrale di Capelli.
Innamorarsi ancora. Abbiamo scelto di chiamarla così questa giornata. In un equilibrio sottile tra Antonio Gramsci e Loretta Goggi. Tra la connessione sentimentale e una nuova primavera.
Innamorarsi ancora. Della politica, della nostra città, di una Grande Milano di 3.2 milioni di persone
Innamorarsi, contro la paura. A pochi chilometri da qui in piazza Duomo oggi pomeriggio si troverà la rete dei patrioti orfana di Orban. Parleranno di remigrazione, dal cuore della nostra città. Volevo per questo anzitutto ringraziare il Sindaco e il Consiglio Comunale di Milano che hanno condannato con durezza questa evocazione degli anni Trenta del secolo scorso.
L’altro giorno persino qualcuno in Forza Italia ha definito l’iniziativa “in odore di razzismo”. Siccome in quella piazza ci saranno il loro ministro Salvini e il Presidente Fontana, vorrei dire a Forza Italia che se togli loro le stampelle anche i sovranisti cadono. E vorrei dire che è bello si sia svegliata sulla battaglia delle seconde generazioni, ma visto che sono al governo potrebbero fare di più: approvare una legge. Da piazza Duomo vorrebbero isolare Milano, chiuderla dentro una palizzata fatta di cemento e rancore. Ma nella storia Milano è diventata grande perché aperta al mondo, baricentro tra Europa mediterranea e Carolingia, tra l’Atlantico e l’Oriente.
Milano è risorta nell’aprile del 1945 e ha ancora sul petto quella medaglia d’oro. Il 25 aprile del 2026 le strade di Milano mostreranno ancora all’Italia quello che questa città pensa dei nuovi nazionalisti.
A proposito di passato: ve la ricordate la Milano pochi anni fa, prima del 2010? Con Il vicesceriffo De Corato che metteva il coprifuoco in via Padova. Che se volevi andare in bici dovevi praticamente chiedere scusa? Ve la ricordate le battaglia contro le ragazze e i ragazzi di allora, la malamovida? Le serate buie e deserte e l’assenza assoluta di spazi pubblici?
Oggi Milano è un’altra cosa. Chilometri di piste ciclabili nuove. C’è un progetto futuribile fatto di quasi 600 km di rete ciclabile. Ma anche, in questi 15 anni, decine di nuove piazze dove la destra progettava parcheggi e rotonde. Se pensiamo all’arredo urbano, anche in questi ultimi anni noi mettiamo i tavoli da ping pong dove la destra sogna ancora le panchine che possano impedire ai senza tetto di coricarsi.
Abbiamo votato e inaugurato una nuova metropolitana. Abbiamo reso EXPO un grande momento partecipato e una festa della città. e siamo stati fieri nei giorni delle Olimpiadi. C’è stato un momento, il giorno del passaggio della fiaccola, in cui migliaia di donne e uomini di tutti i quartieri e le età si son sentiti parte della storia: è successo grazie alla nostra città e grazie al lavoro del Sindaco e di Roberta Guaineri che si son spesi con tanta forza.
Ma se pensiamo ancora più in lungo, siamo stati la città che, nel pieno della tragedia della guerra siriana, ha accolto migliaia di donne, uomini e bambini, in Stazione Centrale, trasformando l’emergenza in umanità. Quell’esperienza è oggi il nostro Welcome Center, una realtà che dice: qui nessuno è invisibile. In una città che spendes per il sociale come nessun’altra in Italia.
Abbiamo fatto del Pride una festa di Milano, in una regione che da anni nega il patrocinio al diritto delle persone di poter essere sé stesse. Ci siamo battuti contro il Governo per registrare le famiglie omogenitoriali dei bambini nati all’estero.
E, mentre la destra fa comizi e usa parole vergognose sulla sicurezza e taglia i fondi di coesione, per dirottarli in Albania, e Piantedosi fa la battaglia campale contro i rave, noi abbiamo realizzato un piano di assunzione e riorganizzazione record dei vigili a Milano. Perché vivere la città in sicurezza è un diritto di tutte e tutti che certo non si garantisce con titoli sui giornali ed evocazioni da anni Trenta del secolo scorso.
Insomma, se guardiamo con il grandangolo questa stagione siamo diventati una città europea e abbiamo vinto la sfida dell’internazionalizzazione e della contemporaneità. Proprio mentre l’Italia ha vissuto stagioni politiche difficili, noi siamo stati questo.
Sì, ne siamo orgogliosi, e siamo felici di aver dato qui segnali importanti e ricercati in questi ultimi mesi. Penso alla ciclabile tanto agognata sul ponte della Ghisolfa, alla piscina Argelati, al progetto città spugna, al piano zero case popolari sfitte, al nuovo piano casa, al piano di economia sociale, il Rainbow Center. Abbiamo dato segnali importanti ancora in questi ultimi mesi.
Essere orgogliosi significa essere custodi dei valori che hanno guidato questi anni, non può significare diventare conservatori o pensare che il futuro abbia bisogno delle ricette del passato. Lo diciamo chiaramente: non esiste nessuna ambiguità nell’orgoglio di 15 anni di lavoro e la consapevolezza che siamo all’alba di una nuova stagione che dovrà dare risposte nuove.
Se siamo qui è perché ci interessa drammaticamente il futuro. Le discussioni sul passato sono analisi importanti, ma quello che conta è non sbagliare i pilastri sui prossimi anni, sulla stagione nuova che inizia adesso.
Il mondo in 15 anni è stato stravolto radicalmente e il Covid è stato un drammatico acceleratore di futuro. Il mondo è instabile e una città globale è ovvio senta su di sé tutte quelle contraddizioni e sfide. Dalle crisi economica alla stagione della guerra globale senza regole, all’avvento imponente della produzione digitale e delle delocalizzazioni, tutto questo influenza la vita a Milano.
Sono trasformazioni che generano cambiamenti materiali e immateriali, mettono in discussione le emozioni delle collettività e alimentano crisi di identità di tutte le grandi metropoli, alla ricerca di loro stesse. E intanto, mentre accadeva questo nel mondo, peno sia importante ricordare che tutti i comuni della nostra città metropolitana sono stati abbandonati dal Governo e dalle sue promesse.
Attrarre risorse e talenti è stato vitale per Milano e continuerà ad esserlo. Ma la ricchezza non è un valore in sé se rimane bloccata nei piani alti dei palazzi. La ricchezza di una città globale oggi ha senso solo se viene redistribuita davvero, restituita al pubblico. Altrimenti, non è sviluppo: è solo accumulazione che genera esclusione. Se una lavoratrice o una lavoratore non può permettersi una prospettiva degna, se il ceto medio perde opportunità, se qualcuno pensa che questa città sia “troppo”, allora il nostro modello va aggiornato. E non possiamo essere altri che noi a farlo.
Perché non possiamo essere una città divisa tra chi guarda il futuro dalle vetrate dei grattacieli e chi quei grattacieli li guarda da lontano come un destino irraggiungibile.
Il centrosinistra esiste se è strumento del cambiamento, non può mai diventare un comitato di celebrazione, neanche di sé stesso. Si deve essere orgogliosi di quanto fatto e fieri nel dire che inizia una nuova stagione; perché Milano viva un mondo nuovo e noi dobbiamo dare le risposte a quel mondo. Il mondo, oggi, è scivoloso, lo si dice chiaramente: è il tempo delle risposte politiche.
Il 2027 è il grande anno della politica con la sfida a Giorgia Meloni. E dentro quella sfida Milano dovrà avere un ruolo importante. E quando dico noi, è Milano è una città metropolitana da 3,2 milioni di persone. Non esiste sfida ambientale, sfida abitativa o sui trasporti che possa essere vinta ragionando a compartimenti stagn, comuni per comuni. Per questo abbiamo chiesto in questi mesi la riforma della città metropolitana e insieme ala nostra segretaria regionale Silvia Roggiani una Legge Speciale per Milano metropolitana. Pensiamo che sia importante per assolvere il nostro lavoro.
Abbiamo ancora addosso le sensazioni del voto referendario.
Quel fiume carsico dalle nostre parti lo avevamo già visto. Spesso con fierezza, noi del PD lo avevamo già alimentato nelle piazze degli ultimi anni: penso alla piazza per Giulia Cecchettin, penso alla piazza no ICE o contro il remigration dell’anno scorso, ma lo avevamo visto occhi negli occhi nei cortei contro il patriarcato, nei cortei sulla flottiglia, al pride, nei giorni delle manifestazioni sul cambiamento climatico. Perché la verità è che nella politica contano ancora tantissimo i valori, le emozioni. E non dobbiamo più credere a chi racconta che o si parla alla pancia o si parla alla testa. Esiste anche il cuore.
Costruiremo il percorso fino al 2027 che ci aiuti a innamorarci ancora. Una passione che riguarda Milano, i comuni al voto e le elezioni politiche.
E perché l’innamoramento diventi passione sappiamo che dobbiamo stare lontani anni luce da una discussione eterna sui giornali fatta di nomi, di gossip e di discussioni di politica che parla di sé. E ora è il tempo delle idee, e di una visione lontana. E’ tempo di costruire e rafforzare alleanze sociali. Oggi è il momento di ascoltare alcune voci milanesi che ringraziamo di cuore, da domani è il tempo anche di partecipare.
Oggi parte un percorso che arriverà fino a fine giugno, fatto di 14 appuntamenti diffusi nella città metropolitana. Abbiamo scelto di stare nei municipi, nei comuni dell’area metropolitana per affrontare le questioni sempre in chiave metropolitana.
Cosa vogliamo fare in questo percorso? Mettere al centro le sfide per la Milano del 2050, quella che sarà già una città metropolitana, che sarà ancora al centro dell’EUROPA e che avrà l’ossessione di essere giusta.
E intorno a quelle sfide e quei temi noi costruiremo le fondamenta e lkeidee per i programmi futuri.
E soprattutto saranno mesi per rafforzare e ridare voce a quello che noi intendiamo come centrosinistra, ovvero una grande coalizione non solo politica, ma anche civica e sociale.
A destra i partiti si scambiano candidature e posti come fosse un risiko. Forza Italia vuole Milano perché Fratelli d’Italia avrà la regione.
Noi siamo tutt’altro. Mettiamo davanti il percorso e il progetto. Crediamo che esista un popolo del centrosinistra oltre le singole appartenenze, che si riconosce in valori e che chiede una strada unita e credibile. Nel nostro Paese e nella nostra città.
La regia del percorso da qui al 2027 sarà di tutti i partiti, insieme. Le forze politiche costruiranno i prossimi mesi insieme e in modo ordinato. Sapendo che questo è il tempo delle idee, dei progetti, della costruzione dal basso che si incontrano e dialogano.
Poi verrà insieme il tempo di definire l’ultimo miglio del percorso. Quando tra un po’ di mesi, circa verso fine estate, si definiranno i passi per la scelta del candidato. Non è un mistero che per noi le primarie siano la strada preferita, ma anche che non possono essere una sfida sregolata e autoriferita, perché ci interessa la partecipazione della città e non la conta tra noi stessi. Teniamo le orecchie ben tese su ciò che ci chiedono le persone.
I partiti si assumono la responsabilità della regia del percorso, ma sappiamo che a Milano il centrosinistra è una grande coalizione anche politica e sociale. Per questo proporrò, e ho già condiviso con le altre forze, di mettere in campo anche una squadra civica, di donne e uomini che sceglieremo come coalizione e che con il proprio contributo definirà il perimetro politico della nostra sfida. E che, come primo obiettivo, aggiorni la carta dei valori del centrosinistra milanese verso il 2027.
Ma ovviamente siamo qui perché per innamorarci ancora, tocca a tutte e tutti noi.
Il sentimento non si può delegare.
Ci siamo innamorati con due arcobaleni dopo un diluvio di una città che tornava a guardare le stelle e l’Europa; ora è il momento di innamorarsi ancora di una città giusta che metta al centro del suo impegno uno sviluppo sostenibile, la città pubblica e soprattutto l’accessibilità per tutte e tutti.
Buon cammino.
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