La corsa a Palazzo Marino si trasforma in un intricato rompicapo per il centrodestra, con i nodi che sembrano destinati a raggomitolarsi ulteriormente in vista del tradizionale raduno della Lega a Pontida. Mancano pochi giorni all’appuntamento sul sacro prato bergamasco, e le indiscrezioni che filtrano dai vertici del Carroccio delineano uno scenario di forte contrapposizione interna alla coalizione di governo. Matteo Salvini è pronto a blindare l’asse milanese rivendicando una candidatura identitaria per la successione a Giuseppe Sala, respingendo al mittente le spallate degli alleati e rimettendo completamente in discussione i fragili equilibri finora ipotizzati.
Il primo obiettivo della controffensiva leghista porta il nome di Matteo Perego di Cremnago. L’attuale sottosegretario alla Difesa, espressione di Forza Italia e profilo fortemente sponsorizzato dal segretario azzurro e vicepremier Antonio Tajani, sembrava aver guadagnato terreno come figura di mediazione istituzionale. Da Pontida, tuttavia, il messaggio della Lega sarà un “no” perentorio. Salvini non intende cedere la guida della sua roccaforte storica al partito degli azzurri, giudicando la linea di Tajani non in linea con la svolta sovranista e di territorio che il movimento intende imprimere alla campagna milanese.
Per rispondere alla mossa di Forza Italia, la Lega è pronta a lanciare una candidatura alternativa e di forte peso specifico: Silvia Sardone. Eurodeputata e vicesegretario della Lega lombarda, Sardone rappresenta il profilo ideale per infiammare la base: esponente della linea dura sul fronte della sicurezza, delle periferie e del contrasto all’immigrazione irregolare, è considerata una macchina da preferenze sul territorio milanese. Il suo nome sul tavolo costringerà gli alleati a ridefinire le proprie strategie, ma rischia anche di irrigidire le posizioni all’interno del tavolo di coalizione.
A complicare ulteriormente un quadro già frammentato si inserisce la posizione di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni, trainato a Milano dalle storiche correnti della destra che fanno capo a Ignazio La Russa, continua a guardare con favore a una figura moderata e di lungo corso come Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Tuttavia, l’opzione Lupi si scontra con la dura realtà dei sondaggi interni della coalizione. Le rilevazioni confidenziali attribuiscono all’ex ministro scarsi consensi tra l’elettorato milanese, un dato che frena gli entusiasmi e indebolisce la capacità di Fratelli d’Italia di imporre il proprio schema di gioco.
Con tre anime che spingono in direzioni ostinate e contrarie, il centrodestra si ritrova completamente in alto mare. Forza Italia difende il profilo europeo di Perego di Cremnago, la Lega rilancia con la militanza identitaria di Sardone, e Fratelli d’Italia fatica a trovare la quadra attorno a un Maurizio Lupi indebolito dai numeri. Il rischio di uno stallo prolungato è concreto: senza un accordo di vertice capace di sintetizzare queste profonde divergenze programmatiche e di leadership, la coalizione rischia di presentarsi spaccata o in grave ritardo all’appuntamento con gli elettori, lasciando la strada spianata al centrosinistra.
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