Milano Quotidiano

Milano, Calabresi mette tutti d’accordo a centrosinistra? “No, fa cascare le braccia…”

La possibile candidatura dell'ex direttore di Repubblica divide il campo progressista. La segretaria Pd prende tempo: "Prima il programma, poi i nomi". Giungi: "Alle primarie sosterrò chi si è già impegnato in politica". Paladini: "No ai Papi stranieri"

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La possibile candidatura di Mario Calabresi a sindaco di Milano continua a guadagnare spazio nel dibattito politico, ma l’ipotesi che possa diventare rapidamente il nome capace di mettere d’accordo tutto il centrosinistra appare tutt’altro che scontata. Se nelle ultime ore il profilo dell’ex direttore di Repubblica ha raccolto aperture e consensi, cominciano infatti a emergere anche prese di posizione più fredde o apertamente contrarie. A partire dalla prudenza della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, fino alle critiche arrivate da esponenti dell’area progressista milanese e lombarda.

Schlein prende tempo: “Prima il programma, poi i nomi”

Dalla Festa dell’Unità di Genova, Schlein ha evitato di investire direttamente sul nome di Calabresi. “È presto, stiamo seguendo e supportando il percorso del Partito Democratico di Milano che si concentra sui temi“, ha spiegato la leader dem. La linea resta quella già indicata in altre occasioni: “Prima scriviamo il programma poi troviamo i nomi”. Una posizione che non rappresenta una bocciatura, ma neppure un endorsement e che lascia aperta la questione del metodo con cui il centrosinistra arriverà alla scelta del candidato per Palazzo Marino. Sul tavolo resta infatti anche l’ipotesi delle primarie, finora indicata dal Pd milanese come il percorso attraverso cui individuare il successore di Giuseppe Sala.

Giungi: “Stupisce l’entusiasmo nel Pd per chi non è mai stato iscritto”

Dentro lo stesso Partito democratico non mancano le perplessità. A esprimerle apertamente è il consigliere comunale Alessandro Giungi, che ha criticato l’entusiasmo manifestato da alcuni esponenti dem per un candidato senza un’esperienza diretta di militanza politica.

Alle primarie sosterrò solo una persona che già si è impegnata in politica e di cui conosco la provenienza e le idee“, ha scritto Giungi sui social. Il consigliere si è detto inoltre sorpreso per “i tanti e le tante del Pd entusiasti/e della candidatura di chi non è mai stato iscritto al Pd”, precisando esplicitamente il riferimento a Calabresi. Giungi rivendica una concezione più tradizionale del partito come luogo di formazione e costruzione politica: “Forse io sono rimasto all’idea novecentesca del partito, luogo di comunanza di idee e di elaborazione politica e programmatica. Dove una tessera di partito era qualcosa di diverso da quella di un club“.

Paladini boccia l’ipotesi: “No ai Papi stranieri, Calabresi mi fa cascare le braccia”

Ancora più netta la posizione del consigliere regionale del Patto Civico Luca Paladini, fondatore de I Sentinelli di Milano. “Al di là della persona, mi fa davvero cascare le braccia la candidatura di Mario Calabresi”, ha scritto sui suoi profili social.

Per Paladini il centrosinistra dovrebbe puntare su una figura con esperienza amministrativa e politica già consolidata. “A cosa servono allora i partiti se non a formare una classe dirigente in grado di governare un territorio?”, si domanda. La critica riguarda soprattutto la ricerca di una personalità esterna agli apparati politici tradizionali. “Ancora una volta, cerchiamo il Papa straniero. Perché in una città enorme come Milano non siamo in grado di esprimere una figura politica solida e credibile?”. Paladini spiega di preferire “chi di questa città si è già preso cura”, una figura presente nelle battaglie politiche e civiche milanesi e con un rapporto costruito nel tempo con il territorio. “Con gli uomini e le donne della provvidenza a Milano, abbiamo già abbondantemente dato”, conclude.

La candidatura Calabresi apre anche il nodo delle primarie

Le prime reazioni contrarie mostrano dunque come un’eventuale discesa in campo di Calabresi non risolverebbe automaticamente il confronto interno al centrosinistra. Anzi, potrebbe rendere ancora più centrale la questione delle primarie. Da una parte c’è chi vede nell’ex direttore di Repubblica un profilo civico in grado di allargare il campo e parlare a settori moderati della città. Dall’altra emerge una richiesta diversa: valorizzare chi ha già maturato un’esperienza politica o amministrativa e lasciare che la scelta passi attraverso un confronto aperto. La partita è ancora alle prime battute. Ma proprio mentre il nome di Calabresi acquista peso nazionale, a Milano comincia a emergere anche il fronte di chi, nel centrosinistra, non è ancora disposto a considerarlo il candidato naturale per Palazzo Marino.

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