Milano Quotidiano

Milano, il bocconiano reso invalido abbraccia nuovamente in aula i tre che lo hanno aggredito

Davide Cavallo, rimasto paralizzato dopo la rapina del 12 ottobre 2025, ha incontrato i tre minorenni al termine della seconda udienza. Il confronto prosegue nel segno della giustizia riparativa e della possibilità di un riscatto

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Un lungo abbraccio nel cortile del Tribunale per i minorenni di Milano, al termine della seconda udienza del procedimento penale minorile. Da una parte Davide Simone Cavallo, lo studente della Bocconi rimasto paralizzato dopo l’aggressione subita nella notte del 12 ottobre 2025 in zona corso Como. Dall’altra tre dei ragazzi minorenni che hanno partecipato a quella rapina.

Prima di salutarsi, Cavallo e i tre giovani hanno parlato a lungo. Poi l’abbraccio, uno con ciascuno di loro, davanti al tribunale. Un momento arrivato a quasi un anno dall’episodio che ha cambiato profondamente la vita dello studente e che continua ad avere conseguenze anche sul percorso giudiziario e personale dei ragazzi coinvolti.

L’aggressione era avvenuta durante una rapina per 50 euro. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, i minorenni avevano partecipato alla rapina e agli atti lesivi, tra calci e pugni. La coltellata era stata invece sferrata da Alessandro Chiani, 20 anni, giudicato separatamente e condannato in primo grado a 20 anni di reclusione.

Due procedimenti distinti per l’aggressione di corso Como

Sul piano giudiziario, la vicenda procede su due binari separati. I tre ragazzi incontrati da Cavallo sono coinvolti nel procedimento penale minorile, arrivato alla seconda udienza davanti al Tribunale per i minorenni di Milano. Secondo quanto riportato, i minorenni hanno partecipato alla rapina e agli atti lesivi commessi quella notte, tra calci e pugni. La seconda udienza del procedimento minorile è stata anche l’occasione per fare il punto sul percorso seguito dai ragazzi negli ultimi mesi. Durante l’estate, come ricordato dallo stesso Cavallo, sono state depositate relazioni relative al periodo trascorso dai giovani in comunità e in carcere.

Accanto al procedimento giudiziario resta aperto anche il percorso di giustizia riparativa. Cavallo ha infatti manifestato la propria disponibilità a incontrare, in una sede protetta, tutti e cinque gli aggressori. Un confronto che corre parallelamente agli sviluppi processuali e che, nelle intenzioni espresse dalla vittima, punta a creare uno spazio di dialogo diretto con chi ha partecipato all’aggressione.

Diversa, invece, la posizione di Alessandro Chiani, che all’epoca dei fatti aveva 20 anni e che è stato giudicato separatamente. È a lui che viene attribuita la coltellata sferrata durante l’aggressione del 12 ottobre 2025. Chiani è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione.

Cavallo: “Siamo tutti legati da un evento orribile”

Dopo l’udienza Cavallo ha parlato con i cronisti, soffermandosi sul rapporto che si sta creando con i ragazzi: “Ormai non credo sia più un fenomeno mediatico. Siamo legati da un evento orribile tutti e sei. Ogni volta che li vedo so che possiamo starci vicini, se vogliamo, e questo è il percorso che tutti mi sembra abbiamo deciso di intraprendere”.

Cavallo si è detto soddisfatto anche dell’atteggiamento mostrato dai tre giovani durante l’incontro. “Sono contento di come è andata perché vedo in ciascuno di loro un pochino di più le risorse, non la volontà, ma le risorse per affrontare un percorso come si deve e per parlarmi con sincerità e con presenza”.

Il percorso dei ragazzi e la possibilità di un riscatto oltre l’aggressione

Secondo lo studente, nel confronto con i ragazzi starebbe emergendo una maggiore consapevolezza di quanto accaduto. “Ora c’è un livello di presenza diverso, presenza a se stessi, presenza all’avvenimento, che permette un percorso più sentito, qualcosa di vero, non qualcosa di astratto, immaginato”.

Proprio sul futuro dei giovani, Cavallo ha espresso una riflessione legata alla possibilità di non essere definiti per sempre dal reato commesso. “I ragazzi sanno che, dal punto di vista istituzionale e per la loro vita pratica, non sono criminali“, ha spiegato Cavallo. “Non sono relegati a un contesto in cui vengono considerati come tali per sempre e questo forse è il primo inizio di vedere la propria vita oltre questo avvenimento e oltre quel gesto”.

La disponibilità a incontrare i cinque aggressori

Cavallo ha inoltre confermato la propria disponibilità a incontrare, in sede protetta, tutti e cinque i suoi aggressori nell’ambito del percorso di giustizia riparativa. L’incontro con i tre minorenni rappresenta quindi un passaggio di un confronto potenzialmente più ampio. Al centro resta la volontà dichiarata dalla vittima di proseguire un percorso fondato sul dialogo diretto con le persone coinvolte nell’aggressione.

Sul proprio ruolo nell’avvio di questo processo, tuttavia, Cavallo ha evitato di attribuirsi particolari meriti. “Quello che ho fatto è stato estremamente personale, una necessità in primis mia. Ho gettato le fondamenta, ho aperto il campo, però non ho iniziato la partita“, ha affermato.

Per lo studente, il percorso può esistere soltanto se alla disponibilità della vittima corrisponde anche quella degli altri protagonisti della vicenda. “È una cosa che si fa in due e posso dire che sempre di più c’è qualcuno con cui giocare in questa partita“, ha concluso Cavallo. Il secondo incontro davanti al Tribunale per i minorenni si è chiuso così con il confronto e l’abbraccio tra la vittima e i tre ragazzi: un nuovo passaggio all’interno di una vicenda giudiziaria che continua parallelamente al percorso personale intrapreso dai protagonisti.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).