Un piano strategico per ridisegnare il verde di Milano nei prossimi decenni o un grande libro dei sogni, ricco di obiettivi ma povero di impegni concreti? Sul nuovo Piano del Verde e del Paesaggio di Palazzo Marino arriva l’affondo di Fratelli d’Italia. A mettere nel mirino il documento è il consigliere comunale Francesco Rocca, che contesta soprattutto l’orizzonte temporale fissato al 2050, la mancanza di stanziamenti economici definiti e quella che considera una distanza troppo ampia tra le ambizioni scritte sulla carta e la situazione reale di alcune aree verdi cittadine.
“Il nuovo Piano del Verde e del Paesaggio è un documento corposo, sicuramente ben scritto, ma si basa su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, fino al 2050”, osserva Rocca. Ed è proprio questa scadenza, secondo il consigliere di FdI, a rendere politicamente debole il progetto: “Il documento viene presentato a un anno dalle elezioni amministrative, da una Giunta che nel 2050 non avrà, con ogni probabilità, alcuna responsabilità politica da rendicontare. Programmare per un quarto di secolo consente di annunciare traguardi ambiziosi senza il fastidio di doverne rispondere”.
FdI: “Un catalogo di possibilità, non un programma di governo”
La critica entra poi nel merito del linguaggio utilizzato dal Piano. Rocca sottolinea come in numerosi passaggi l’Amministrazione si riservi la possibilità di valutare o attivare determinati interventi, senza trasformarli in veri obblighi. “L’Amministrazione comunale, invece di impegnarsi, si riserva la facoltà di valutare”, attacca il consigliere. “Un Piano scritto in larga parte con il verbo ‘potere’, anziché con il verbo ‘dovere’, non è un programma di governo del verde: è un catalogo di possibilità, la cui attuazione dipenderà da una volontà politica che il documento stesso non si sforza di garantire”. Per Fratelli d’Italia, dunque, il nodo non sarebbe tanto la qualità delle intenzioni quanto l’assenza di strumenti che rendano gli obiettivi effettivamente verificabili nel tempo.
“Nel capitolo sulle risorse non compare una sola cifra”
Il punto più pesante dell’attacco riguarda le coperture economiche. Nel capitolo dedicato alle risorse per l’attuazione del Piano, ricorda Rocca, si parla di finanziamenti ordinari e straordinari, risorse adeguate e partenariati pubblico-privati. Ma senza indicazioni quantitative. “In quattro pagine dedicate esplicitamente al tema finanziario non compare una sola cifra: non un euro stanziato, non una percentuale di copertura, non un piano di spesa pluriennale“, afferma il consigliere. “Per un documento che si propone come strumento di pianificazione fino al 2050, l’assenza di qualunque impegno economico verificabile non è un dettaglio tecnico: è l’ammissione, implicita, che il Piano è un’intenzione, non un bilancio”. Da qui la definizione, politica, di un documento che prometterebbe molto sul lungo periodo senza però spiegare con quali risorse quegli obiettivi dovranno essere raggiunti.
Rocca: “Nessun vero confronto con Parigi, Vienna o Barcellona”
FdI contesta anche la mancanza di un confronto sistematico con le altre grandi città europee. Un’assenza che Rocca considera particolarmente significativa, visto il frequente richiamo di Palazzo Marino alle esperienze internazionali in materia di mobilità, urbanistica e rigenerazione. “Non c’è alcun riferimento a Parigi, Barcellona, Vienna o Amsterdam”, sostiene Rocca, che richiama invece il riferimento contenuto nel documento alla soglia indicativa del 20% di copertura arborea urbana. Secondo il consigliere, anche in questo caso il Piano si limiterebbe però a indicare un parametro possibile, senza precisare quale sia la situazione attuale di Milano e soprattutto entro quando si intenda raggiungere l’obiettivo.
Il caso Parco Lambro: “La marcita indicata come modello è abbandonata”
Ma il passaggio sul quale Rocca concentra maggiormente l’attacco è quello dedicato al Parco Lambro. Il Piano cita le marcite del Ticinello, della Vettabbia, del Parco delle Cave e dello stesso Parco Lambro tra gli “esempi significativi di recupero” del paesaggio agricolo tradizionale, per i quali sarebbe necessario garantire continuità e manutenzione. Una fotografia che, secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, non corrisponde alla situazione sul campo. “Chiunque si rechi oggi alla marcita del Parco Lambro troverà un’area abbandonata da almeno quattro anni, ridotta a una prateria incolta priva di manutenzione, di gestione idraulica e di qualunque intervento agronomico”, denuncia Rocca.
Per l’esponente di opposizione non si tratterebbe semplicemente di un problema manutentivo. Il punto politico è che proprio quell’area viene indicata nel documento comunale come esempio di recupero già realizzato. “Se l’Assessorato al Verde considera questo lo stato dell’arte del recupero paesaggistico, è legittimo chiedersi con quale criterio siano stati selezionati gli altri ‘esempi significativi’ citati nel documento, e quanto siano stati verificati sul campo prima di essere scritti in un atto pubblico”.
FdI prepara un’interrogazione sul Parco Lambro
Rocca annuncia quindi un’iniziativa in Consiglio comunale. Sullo stato della marcita del Parco Lambro presenterà un’interrogazione per conoscere le ragioni dell’abbandono e i tempi previsti per un eventuale ripristino. La richiesta è che il chiarimento arrivi prima dell’approvazione definitiva del Piano del Verde e del Paesaggio.
“A un anno dal voto, i milanesi meritano un piano che si possa leggere con un metro, non solo con un calendario che raccoglie sogni non realizzati”, conclude Rocca. Una formula che sintetizza l’attacco di Fratelli d’Italia: bene programmare la Milano verde del 2050, sostiene l’opposizione, ma prima Palazzo Marino dovrebbe spiegare cosa intende realizzare, con quali soldi e soprattutto entro quali tempi.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


