Piazza Caiazzo e dintorni sono solo l’ultima puntata della lunghissima soap opera milanese. Personaggi e interpreti: pedoni, ciclisti e mezzi pubblici da una parte, automobilisti e residenti dall’altra. In mezzo, il Comune di Milano che vorrebbe trovare il consenso di tutti. E quindi, forse, di nessuno alla fine.
Il progetto coinvolge piazza Caiazzo e la direttrice via Pergolesi-via Piccinni, con impatti significativi sui dintorni: da via Mercadante a via Gaffurio, fino a viale Andrea Doria, sfiorando corso Buenos Aires. Progetto ambizioso, come ambiziosa è la spesa: 8 milioni, di cui 1,2 a carico del Comune e il resto in capo a ministero delle Infrastrutture e trasporti e a fondi europei. L’obiettivo è dichiarato: proteggere le corsie preferenziali delle filovie 90 e 91, riqualificare le fermate anche del tram 1, dare più spazio a pedoni (con l’area pedonale di viale Andrea Doria) e ciclisti (con un anello che gira attorno alla piazza), aumentare il verde. Tutti interventi che sono a sostegno di uno dei protagonisti della soap opera. E l’altro rosica.

Tutto quello che non torna nel cantiere di piazza Caiazzo
Perché per fare tutto questo vengono ridotti significativamente i parcheggi in via Mercadante, dove già non si può lasciare l’auto per due giorni alla settimana, causa mercato ambulante. Viene realizzato un anello per ciclisti in piazza Caiazzo, ma non è collegato ad altre piste ciclabili dei dintorni. Viene di fatto ridotta a una sola corsia la direttrice Pergolesi-Piccinni da due che sono ora. Viene chiusa l’uscita di via Gaffurio su piazza Caiazzo, con ulteriore isolamento della zona. E c’è addirittura chi si lamenta dall’area pedonale di viale Andrea Doria: pochi gli alberi piantati e niente erba. Con il rischio di bolla di calore per il troppo cemento.
Il fatto, e non è un segreto, è che il Comune ha da tempo dichiarato il suo sostegno incondizionato alla cosiddetta mobilità dolce. Con l’intenzione di rendere la città più vivibile e il traffico scorrevole. Ma se i ciclisti possono sì girare in sicurezza attorno a piazza Caiazzo, e poi arrivano in via Mercadante, via Gaffurio e via Settembrini dove trovano un pavé sul quale rischiano e non poco, che vantaggio ne avrebbero? Così come se dimezzi la larghezza della carreggiata, pensi che metà degli automobilisti prenderanno la 90 e la 91? E le nuove aree verdi e i dissuasori di velocità previsti in via Mercadante resisteranno all’impatto del mercato due volte la settimana? Per non dire delle svolte continue a destra (ora eliminate) che agevolavano il traffico sulla direttrice Stazione Centrale-Piazzale Loreto.

Il reale impatto dei lavori si avrà solo a dicembre
Alle obiezioni, la risposta del Comune è standardizzata: sono piccoli passi verso il miglioramento generale della zona (e della città). Cioè, il progetto di piazza Caiazzo si inserisce nella strategia di trasformazione urbana di Milano verso una mobilità più sostenibile, in linea con il Piano urbano della mobilità. Un passo alla volta. Sta di fatto che ora i cantieri sono aperti e, inevitabilmente, è caos. Il reale impatto a lunga scadenza si vedrà solo dopo il prossimo dicembre, quando è prevista la chiusura dei lavori. E quando, forse, se ne apriranno altri ben più grandi: quelli di piazzale Loreto. Così, la soap opera avrà una nuova puntata.
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