Il dibattito sul social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti, entra anche nella politica milanese e assume per Alessia Cappello un significato fortemente personale. L’assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del lavoro del Comune di Milano ha raccontato sui social la propria esperienza e, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ripercorso i tre anni difficili che hanno preceduto la nascita della figlia Beatrice.
Il tema è stato rilanciato in questi giorni anche da Matteo Renzi, che ha proposto di rendere gratuito il congelamento degli ovuli per le giovani donne che vogliano accedere a questa possibilità. Cappello, esponente di Italia Viva, ha scelto però di intervenire prima di tutto come donna e madre. “Se avessi potuto congelare gli ovuli quando ero nel fiore della fertilità, forse mi sarei risparmiata il calvario che ho vissuto per tre lunghissimi anni per riuscire ad avere Bea“, ha scritto su Instagram.
Cappello: “Non ho aspettato per la carriera”
L’assessora respinge anche una delle letture più frequenti quando si parla di maternità tardiva. “Non ho aspettato per la carriera”, spiega. La sua storia personale è stata diversa: dopo la fine di una relazione durata quasi dieci anni, ha avuto bisogno di tempo per costruire un nuovo rapporto e ritrovare una stabilità affettiva. “Quando mi sono trovata in una relazione importante, sposata, avevo ormai 36-37 anni“, racconta. Un’età nella quale socialmente ci si considera ancora giovani, ma nella quale, sottolinea Cappello, la fertilità femminile può essere già profondamente cambiata.
“I miei ovuli non erano più quelli di quando ne avevo 27”, ha scritto. Al Corriere racconta di essersi ritrovata “in un attimo” a 37-38 anni, dopo il matrimonio, con una situazione biologica diversa rispetto a dieci anni prima.
Tre aborti, analisi genetiche e cure per la fertilità
È a quel punto che comincia il percorso più doloroso. “Mi sono trovata ad avere tre aborti in tre anni”, racconta Cappello al Corriere. Seguono visite, controlli e accertamenti. L’assessora riferisce di aver speso oltre 5 mila euro in analisi genetiche, oltre a essersi sottoposta a numerosi check-up e a cure per la fertilità. Alla fine, gli esami non evidenziano problemi genetici. “Nel mio caso, era solo un tema di ovuli”, ha spiegato sui social. “Quando ho iniziato a cercare un figlio avevo già 36 anni e i miei ovuli erano maturi come me”.
Cappello ha quindi fatto ricorso alla stimolazione ovarica, una procedura che ricorda come particolarmente pesante anche sul piano fisico. “Tutto di me era cambiato. La pancia, le gambe, non entravo più nel mio solito paio di jeans. La mia fisionomia era completamente diversa”, ha raccontato al Corriere. Poi è arrivata Beatrice, definita dall’assessora “un piccolo miracolo” dopo “analisi genetiche, cure di fertilità, pianti e sconforto”.
“Se avessi congelato gli ovuli forse avrei avuto più di un figlio”
Da quell’esperienza nasce la posizione politica di Cappello. “Se avessi congelato, non mi sarei fermata a una”, spiega. Figlia unica, racconta di aver sempre immaginato per sé una famiglia numerosa. “Se avessi congelato gli ovuli quando avevo 26 anni, forse avrei avuto meno tormenti emotivi, meno accanimento sul mio fisico e più di un figlio”, sostiene. Da qui il consiglio che oggi dice di rivolgere alle ragazze che incontra: valutare la crioconservazione degli ovociti quando sono ancora giovani, perché i tempi biologici spesso non coincidono con quelli sociali ed economici.
La stabilità affettiva, professionale ed economica, osserva Cappello, tende infatti ad arrivare sempre più tardi. “Perché le giovani devono scegliere tra il lavoro e la famiglia?”, si domanda nell’intervista al Corriere. “E magari sentirsi colpevoli per dare priorità alla carriera, in un Paese in cui la stabilità economica non arriva prima dei 35 anni, quando poi potrebbe essere tardi per diventare genitore?”.
“Una battaglia di giustizia sociale”
Per Cappello il social freezing non è quindi soltanto una questione sanitaria o individuale. È “una battaglia di giustizia sociale”. “In un Paese in gelo demografico come il nostro, penso sia un dovere fare proposte che guardino al futuro e alla natalità senza ideologia, bigottismo o cecità”, sostiene. Dopo aver reso pubblica la propria esperienza, l’assessora racconta di aver ricevuto numerosi messaggi privati da donne, ragazze e anche uomini che hanno vissuto storie simili. Un flusso di testimonianze che, secondo Cappello, dimostra quanto il tema sia diffuso e ancora poco raccontato.
Il caso San Raffaele: “Non diventi una bandierina ideologica”
Nel colloquio con il Corriere l’assessora interviene anche sul caso del reparto di procreazione medicalmente assistita del San Raffaele, dove sarebbe avvenuto uno scambio di provette. “Se dovesse esser stato un errore umano, come sembra, spero che non si faccia di questa storia una bandierina ideologica per bloccare la libertà di tutto e di tutti”, afferma Cappello. Il punto, nella sua prospettiva, resta quello di ampliare le possibilità a disposizione delle donne e ridurre il divario tra i tempi della vita, del lavoro e quelli della fertilità.
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