Potremmo dire che Milano è la città della contraddizione, oggi. E’ una città che ha piena occupazione, dove non si trovano i lavoratori, ma dove gli stipendi – che pure sono più alti che nel resto d’Italia – non bastano per pagare il costo della vita. Il lavoro c’è, i lavoratori pure, ma lo stipendio sufficiente no. E’ una città escludente, nel senso che esclude intere fette di possibile cittadinanza, ma continua ad avere un mercato immobiliare nel quale le case vengono comprate e vendute a un ritmo incredibile. E’ una città nella quale scorre ricchezza nelle vie del centro, che è sempre più vasto. Ma nella quale interi quartieri sono tornati ad essere coree, come negli anni ’50. E’ una città sempre più connessa, ma comunque stretta nei propri confini. E’ una città che bada sempre più all’ambiente, ma sempre come se l’aria si fermasse al cartello Sesto San Giovanni o Corsico, e non fosse la stessa, che i rari venti portano di qui e di là.
Essere piccola è stato il suo successo. Ma ora Milano deve crescere
Milano è la città della contraddizione perché nella storia delle città, e la nostra ha migliaia di anni, capita. Ma la politica dovrebbe farsene carico. E più esplodono le contraddizioni più il rimedio dovrebbe essere radicale, forte, impattante. Milano ha un problema: è escludente perché è piccola. Ha poche case, pochi chilometri quadrati, poco spazio. E’ stato il suo successo: essere una piccola metropoli dalla grande vocazione europea e mondiale. Essere piccola ma efficiente. Ora ha bisogno di diventare grande. Ha bisogno di azzerare le difformità tra la città e il suo hinterland. Ha bisogno di connettere, di creare nuovi centri.
L’idea di una città monocentrica, che ha regnato fino al mandato Pisapia, dovrebbe essere abbandonata. Le case ci sono, sono moltissime. Semplicemente, stanno in luoghi vicini ma mal connessi. Non bisogna solo costruire meglio (i grattacieli al posto delle periferie degradate: sì sì sì), ma bisogna piazzare rotaie, tram, metropolitane, vie percorribili in poco tempo che finiscono in grandi parcheggi di interscambio. Milano oggi soffre perché si trova a un bivio: o rimanere una piccola metropoli adatta solo a chi può spendere o diventare grande e affrontare così la complessità e le contraddizioni.
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