A margine dell’apertura della Civil Week, il sindaco Giuseppe Sala ha tracciato la rotta per il futuro del turismo all’ombra della Madonnina, annunciando un imminente confronto con il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Al centro del tavolo, il tentativo di arginare l’impennata dei prezzi delle camere durante i grandi eventi: «Il Ministro ha sentito forte la richiesta di lavorare con gli hotel perché nelle settimane più calde i prezzi non impazziscano – ha spiegato Sala – io gli ho risposto che sono anni che ci provo con pochi risultati, se devo essere onesto».
L’obiettivo dell’equità fiscale tra le grandi città d’arte
Il vero nodo resta però la tassa di soggiorno. Sala non ci sta a vedere Milano in “serie B” rispetto alle altre grandi capitali del turismo italiano. «È profondamente ingiusto che Roma, Firenze e Venezia abbiano una tassa più alta di quella di Milano», ha sottolineato il primo cittadino, puntando il dito su una stratificazione legislativa che oggi penalizza il capoluogo lombardo. Sebbene Milano goda quest’anno di una deroga speciale in vista delle Olimpiadi invernali, l’obiettivo di Palazzo Marino è chiaro: rendere quei valori definitivi.
Secondo il Sindaco, l’aumento non peserebbe sulle tasche dei turisti, specialmente in un segmento di mercato sempre più orientato all’alto di gamma. «Se uno paga 700 euro in un hotel cinque stelle lusso, può anche pagarne 10 di tassa di soggiorno. Perché usa servizi che poi, altrimenti, finiscono per pagare tutti i milanesi». Una questione di giustizia distributiva che Sala ha già iniziato a discutere con il Ministro Mazzi, descritto come interlocutore «concreto e sensibile», con cui il rapporto è consolidato dai tempi di Expo.
Il fronte comune con Napoli e con le città metropolitane
La battaglia di Sala non è solitaria, ma punta a coinvolgere i vertici dell’Anci. Il Sindaco ha confermato di aver già discusso della questione con il collega Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’associazione dei comuni, trovando piena convergenza. L’idea è quella di una riforma che permetta a tutte le città metropolitane di adeguare i propri introiti: «A Rimini si può arrivare a 10 euro e a Milano no? Abbiamo un turismo prevalentemente straniero e facoltoso, non è accettabile che la città venga penalizzata così».
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