Nuove frizioni nel Pd milanese. Dopo le tensioni sul gemellaggio e sui taser, ora a dividere sono le nuove normative per contenere la movida selvaggia in diversi quartieri della città. A sollevare il tema è stato il consigliere comunale Michele Albiani, che ha criticato il pacchetto di misure della Giunta Sala, sostenendo che “colpisce in modo indiscriminato attività che non hanno nulla a che fare con i fenomeni che si intende contrastare”. Non la prima volta in cui il consigliere assume una posizione critica nei confronti della sua stessa maggioranza. Milano Quotidiano lo ha intervistato.
Albiani, lei ha criticato le nuove norme sulla movida approvate da Palazzo Marino. Per quale motivo?
Già dal 2021, durante la campagna elettorale con la prima ordinanza draconiana, era chiara la mia posizione. Credo che si sarebbe potuto fare molto di più. Si è scelto di fare un’ordinanza restrittiva, quindi non esattamente utile e costruttiva.
Se non si limitano dehors e asporto, come si affrontano concretamente rumore e degrado nelle aree della movida?
Tenuto conto che i dehor sono un modo che tiene ordinata la movida, sull’asporto c’è un lavoro da fare, e penso che il più delle volte bisognerebbe valutare un’azione più restrittiva dal punto di vista del consumo. Bisognerebbe fare come fu fatto 15 anni fa dalla Moratti, ovvero vietare il vetro, pericoloso dal momento che è un materiale che può essere usato come arma. In generale ci sarebbe bisogno di una “consulta della notte”, come la facciamo sulle altre tematiche, in cui tutti gli attori coinvolti si possano confrontare e avere un compromesso.
È favorevole a maggiori controlli di Polizia locale e Forze dell’Ordine nelle zone della movida?
Sì, dove serve sono favorevole. Se ci sono dei locali dove le ordinanze e le regole di civile convivenza non vengono rispettate, li implementerei assolutamente. Stiamo discutendo un ordine del giorno sul taser, con dentro delle richieste relative alla Polizia locale, tra cui un aumento e una migliore gestione dei controlli nei locali che sono risaputi essere problematici per la città.
Fino a poche settimane fa lei era anche tra i più critici verso l’introduzione del taser. Cosa l’ha convinta a passare da un “no” a un “sì condizionato”?
Mi rimangono i dubbi rispetto all’utilità effettiva dell’arma per assicurare la sicurezza dei nostri agenti. Mi fido di loro, in quello che fanno per noi. Per questo, qualora verranno approvati gli emendamenti che abbiamo proposto, tra cui un resoconto nel primo anno dall’introduzione, in cui chiederemo una serie di dati che verranno portati al sindaco tra 12 mesi. Così si valuterà se quest’arma ha fatto la differenza o meno per la sicurezza dei nostri agenti. Il taser non è però risolutivo di tuti i problemi della città, perché per esempio non si può utilizzare per il problema della movida.
Questa vicenda mostra un PD diviso sui temi della sicurezza?
In verità no. Non vedo delle divisioni, sono semplicemente delle accezioni diverse, non sostanziale. Abbiamo tutti chiaro in testa che questa città ha bisogno di un maggiore impegno, anche nostro. Ma anche il governo si deve impegnare di più, come nel caso dell’omicidio nella stazione di Certosa. Lì avrebbe dovuto intervenire la Polizia Ferroviaria, quindi la Polizia di Stato di competenza del governo.
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Michele Albiani


