È stato fermato il presunto responsabile dell’omicidio di Alessio Borelli, il 41enne trovato senza vita nel suo appartamento di via Parini, a Corsico. Si tratta di Ahmad Abdelghani, 39 anni, cittadino egiziano senza fissa dimora, accusato di aver ucciso l’uomo al culmine di una lite. A rendere il caso ancora più inquietante è un episodio avvenuto appena due giorni prima del delitto. Come riferisce il Corriere della Sera, il 6 luglio Abdelghani era stato arrestato a Milano dopo aver minacciato con un coltello alcuni volontari dei City Angels, urlando “Allah Akbar”. Proprio quell’intervento si sarebbe poi rivelato decisivo per risalire alla sua identità e collegarlo all’omicidio di Corsico.
La lite nell’appartamento e la morte di Borelli
Secondo la ricostruzione investigativa, Abdelghani aveva da circa un mese una relazione con Borelli. Il rapporto, però, sarebbe entrato in crisi nelle settimane precedenti all’omicidio. La mattina dell’8 luglio, dall’ultimo piano del palazzo di via Parini, alcuni residenti avevano sentito urla molto forti provenire dall’appartamento del 41enne. Sul posto erano intervenuti i carabinieri, ma nessuno aveva aperto la porta. Per gli inquirenti sarebbe stato proprio quello il momento in cui Borelli è stato ucciso.
Il cadavere è stato scoperto soltanto tre giorni più tardi, l’11 luglio, dopo che i vicini avevano segnalato il forte odore proveniente dall’abitazione. I vigili del fuoco si erano calati dal tetto ed erano riusciti a entrare nell’appartamento, trovando il corpo senza vita. L’autopsia ha stabilito che Borelli è morto a causa di una profonda ferita alla giugulare. Durante la colluttazione, il coltello utilizzato per colpirlo si sarebbe spezzato.
Le impronte di sangue e i dati del cellulare
Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Corsico e dal Nucleo investigativo di Milano, con il coordinamento della pm Ilaria Perinu. All’interno dell’appartamento sono stati sequestrati due coltelli. Uno potrebbe essere stato impugnato dalla vittima nel tentativo di difendersi. Le armi sono state analizzate dagli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche e inviate al Ris di Parma. Sui coltelli sarebbero state isolate impronte, alcune delle quali insanguinate, attribuite al 39enne. Un’altra traccia di sangue riconducibile ad Abdelghani è stata individuata su una porta a vetri, mentre ulteriori elementi biologici sarebbero stati trovati nel bagno.
Fondamentale è stato anche l’esame delle celle telefoniche. Dopo l’arresto per le minacce ai City Angels, il 39enne si era rifiutato di sbloccare il proprio telefono. I carabinieri erano però riusciti a ricavare il numero effettuando una chiamata al 112, possibile anche con il dispositivo bloccato. Quel numero è risultato lo stesso agganciato dalle celle telefoniche nella zona di Corsico nel giorno e nell’orario in cui sarebbe stato commesso l’omicidio.
Scarcerato il giorno prima del delitto
Dopo l’episodio di Lambrate, Abdelghani era stato processato per direttissima il 7 luglio. L’arresto era stato convalidato, ma l’uomo era stato rimesso in libertà con il divieto di dimora nella provincia di Milano. Il giorno successivo, secondo l’accusa, avrebbe raggiunto l’abitazione di Borelli a Corsico e lo avrebbe ucciso. Il 39enne è stato infine rintracciato nella zona della stazione degli autobus di Lampugnano, dove alcune persone senza dimora dormono all’interno di tende. Arrivato in Italia nel 2022 attraverso Lampedusa e presente a Milano almeno dal 2023, Abdelghani è stato fermato con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo affettivo e dall’abuso dell’ospitalità. Per un periodo, infatti, sarebbe stato ospitato proprio nell’appartamento in cui Borelli è stato trovato morto.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


