Milano Quotidiano

Pifferi, il caso approda in Cassazione. La difesa: “Il clamore mediatico ha inciso sulle attenuanti”

Si prepara la parola fine sul processo per la morte della piccola Diana

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Il lungo e doloroso percorso giudiziario riguardante il caso di Alessia Pifferi è giunto a una svolta decisiva. La Corte di Cassazione ha fissato per il mese di giugno 2026 l’udienza che dovrà sancire il verdetto definitivo sulla sorte della donna, condannata per l’omicidio volontario della figlia Diana, morta di stenti a soli 18 mesi.

La difesa, che ha sempre puntato su una diversa lettura della capacità di intendere e volere dell’imputata, non intende arrendersi. I legali hanno ribadito la loro posizione: “Abbiamo presentato ricorso perché riteniamo che ci siano ancora punti oscuri, specialmente sul profilo psichico di Alessia che non è stato adeguatamente valutato nei precedenti gradi di giudizio”.

Il clamore mediatico ha inciso sul diniego delle attenuanti

Uno dei punti focali che verrà discusso davanti alla Suprema Corte riguarda l’esclusione delle attenuanti. In passato, la questione del clamore mediatico è stata oggetto di aspra contesa legale. I giudici hanno finora escluso che la pressione esterna potesse influire sulla pena, ma la difesa contesta questa linea: “Non si può ignorare il contesto in cui si è svolto il processo”, sostengono i legali, “il clima mediatico ha influenzato pesantemente la percezione della vicenda, creando un pregiudizio che ha pesato sulla decisione finale”.

Dall’altra parte, l’accusa resta ferma sulla linea dell’omicidio volontario. Per la Procura non ci sono dubbi: “Le prove raccolte sono schiaccianti”, hanno ribadito i magistrati, “la piccola Diana è stata lasciata sola per giorni, senza alcuna forma di assistenza, in uno stato di abbandono totale. Non esiste attenuante che possa giustificare o mitigare una tale condotta”.

L’udienza di giugno non sarà solo un tecnicismo burocratico, ma il luogo in cui verrà scritta la conclusione di uno dei casi di cronaca nera più tragici degli ultimi anni. La difesa di Alessia Pifferi punta tutto sulla revisione della posizione della 38enne, cercando di far luce su aspetti che, a loro avviso, sono stati trascurati. In attesa del verdetto, l’opinione pubblica resta divisa tra il rigore della condanna inflitta e le richieste di approfondimento su un profilo psichiatrico che, secondo i difensori, “avrebbe dovuto portare a una valutazione completamente diversa della responsabilità penale” dell’imputata.

 

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