Milano Quotidiano

Prostituzione a Milano, gli ingressi per “plebei” e vip nei locali. Il tariffario di escort e hostess

Una delle indagate: "Sono sempre in ansia perché devo sempre trovare ragazze, fare amicizia, invitarle, sennò si inca..."

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Clienti “plebei” da un lato, ospiti facoltosi dall’altro. Nel Pineta,  locale milanese al centro dell’inchiesta su escort e festini, frequentato da calciatori e imprenditori disposti a spendere migliaia di euro tra tavoli e champagne, l’accesso era differenziato. Ai clienti più ricchi era riservato l’ingresso diretto al privé, cuore delle attività dell’organizzazione. Le modalità di accesso e permanenza nella zona esclusiva venivano spiegate anche tramite messaggi sui social, con indicazioni su come scegliere il tavolo e avviare l’intrattenimento con le ragazze presenti.

Nell’ordinanza firmata dal gip Chiara Valori, che ha portato ai domiciliari quattro persone, compaiono numerose intercettazioni telefoniche. L’indagine è coordinata dalla Procura di Milano guidata da Marcello Viola. Diversi passaggi riguardano l’utilizzo del Pineta, noto punto di ritrovo in zona semicentrale a nord della città, con musica e spettacoli dal vivo. Secondo quanto emerge, nei fine settimana alcune aree venivano utilizzate in modo esclusivo dal gruppo. Il locale e la società di gestione risultano estranei alle accuse.

“Tavoli con ragazze” e clienti vip: il meccanismo delle serate

In una delle conversazioni intercettate, un cliente chiede a Deborah Ronchi se sia possibile organizzare “tavoli con le ragazze”, in vista dell’arrivo a Milano di ospiti stranieri legati ad ambienti imprenditoriali internazionali. La risposta conferma la disponibilità: nei weekend il “super privé” sarebbe stato completamente a disposizione dell’organizzazione, con personale dedicato e un ampio numero di giovani invitate. Anche per loro, come per i clienti vip, era previsto un ingresso riservato sul retro, “come se fosse un locale nel locale”, a garanzia della massima discrezione.

Escort e hostess: quanto guadagnavano le ragazze

Secondo quanto ricostruito, una parte delle giovani – in prevalenza tra i 19 e i 22 anni – si prostituiva, mentre altre svolgevano il ruolo di hostess o di presenza ai tavoli. I compensi variavano sensibilmente: per le escort si parlerebbe di cifre attorno ai mille euro a notte, mentre per le altre ragazze il guadagno oscillava tra i 70 e i 100 euro a serata, a cui si aggiungeva una percentuale sulle spese sostenute dai clienti. Dalle intercettazioni emerge anche il meccanismo delle provvigioni: una quota pari al 10% delle consumazioni veniva trattenuta da chi organizzava i tavoli. “Se io faccio fare un tavolo a qualcuno, di tutto quello che spende io prendo il dieci per cento (…) l’altra volta un calciatore ha speso tremila… sì, tremila e qualcosa, e io in una sera ho fatto quattrocento euro», dice una al telefono una delle ragazze intercettate.

La ricerca continua di ragazze: “Devo sempre trovarne di nuove, sennò lui si incaz…”

Un altro elemento ricorrente nelle conversazioni è la necessità costante di reclutare nuove ragazze, italiane e straniere, soprattutto se disponibili a prestazioni per clienti più facoltosi. Le richieste arrivavano spesso all’ultimo momento e riguardavano anche figure specifiche per serate private. “Sono sempre in ansia perché devo sempre trovare ragazze, fare amicizia, invitarle, sennò si inca…”, protesta al telefono un’ indagata. In alcuni casi, pur di partecipare, alcune giovani accettavano anche forme di ospitalità negli appartamenti messi a disposizione dall’organizzazione. Un sistema che, secondo gli inquirenti, si reggeva su una rete di contatti, inviti e relazioni costruite nel tempo, con l’obiettivo di garantire sempre disponibilità e ricambio all’interno del circuito esclusivo.

 

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