La sanità privata italiana continua a crescere, sospinta dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento della domanda di prestazioni e dalle persistenti difficoltà del Servizio sanitario nazionale nel garantire tempi di accesso adeguati. È questa la fotografia scattata dall’Area Studi Mediobanca nell’aggiornamento del rapporto dedicato ai principali operatori sanitari privati italiani, che analizza i bilanci dei 38 gruppi con fatturato superiore ai 100 milioni di euro. Le prime indicazioni sul 2025 parlano di una crescita aggregata del fatturato del 3,7%, dopo un 2024 che aveva già registrato un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente e del 22% rispetto ai livelli del 2019. La progressione conferma come il settore abbia ormai superato la fase emergenziale della pandemia, pur trovandosi oggi davanti a nuove sfide strutturali.
RSA e invecchiamento della popolazione spingono il mercato
A trainare il mercato sono soprattutto le strutture dedicate agli anziani. I gestori di RSA prevedono infatti nel 2025 una crescita vicina all’8%, mentre osservando il periodo 2019-2024 il comparto registra un’espansione di quasi il 26%, favorita sia dall’aumento dell’occupazione dei posti letto sia dall’apertura di nuove strutture. Anche diagnostica e assistenza ospedaliera hanno recuperato ampiamente terreno rispetto al periodo pre-pandemico.
Dietro questi numeri si intravede un fenomeno destinato ad accompagnare il Paese per molti anni: il progressivo invecchiamento della popolazione. L’Italia è già oggi uno dei Paesi più anziani al mondo, seconda soltanto al Giappone tra quelli OCSE, con gli over 65 che rappresentano quasi un quarto della popolazione e che potrebbero superare un terzo entro il 2062. Una trasformazione demografica destinata ad aumentare il peso della sanità sulla spesa pubblica primaria, previsto al 15,7% già nel 2027.
Liste d’attesa e spesa privata ridisegnano l’accesso alle cure
La crescita del privato, tuttavia, non è spiegata soltanto dalla domanda generata dall’età. Rimangono infatti decisive le liste d’attesa e la crescente difficoltà di accesso ad alcune prestazioni nel sistema pubblico. Nel 2024 quasi un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi per ragioni economiche o per i tempi troppo lunghi, mentre la spesa sanitaria privata continua ad aumentare fino a sfiorare i 78 miliardi di euro nel 2025. I primi dati del 2026 mostrano segnali di miglioramento nelle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale, ma le differenze territoriali restano molto marcate.
Dal punto di vista economico emerge però un quadro più articolato. La redditività sta migliorando ma non ha ancora recuperato completamente quanto perso durante gli anni del Covid. L’EBIT margin medio sale al 3,6%, rispetto al 3,1% del 2023, ma resta distante dal 5,4% registrato nel 2019. Analogamente il ROI cresce fino al 4,7%, ancora inferiore al 6,3% dell’epoca pre-pandemica. Il comparto della diagnostica continua a distinguersi come il più redditizio, seguito dalle strutture dedicate agli anziani.
I grandi gruppi crescono, ma pesa la carenza di professionisti
Il mercato resta fortemente concentrato. In cima alla classifica per ricavi si collocano Papiniano, holding del Gruppo San Donato e dell’Ospedale San Raffaele, con oltre 2,1 miliardi di euro, davanti a Humanitas, GVM, Policlinico Gemelli e KOS. Si tratta di gruppi che negli ultimi anni hanno continuato a investire, consolidando una posizione sempre più rilevante nell’offerta sanitaria italiana.
Accanto ai risultati economici emergono anche alcune criticità. Il personale supera ormai le 102 mila unità, ma permane una crescente difficoltà nel reperire professionisti sanitari. I livelli retributivi, evidenzia Mediobanca, contribuiscono a ridurre l’attrattività del sistema italiano e alimentano la migrazione dei medici verso l’estero. Un fenomeno che rischia di diventare uno dei principali fattori di rallentamento dello sviluppo del settore.
Il rapporto di Mediobanca suggerisce infine una riflessione più ampia. L’espansione della sanità privata non appare come un fenomeno congiunturale, ma come una conseguenza dell’evoluzione demografica, dell’aumento delle patologie croniche e della crescente domanda di assistenza da parte di una popolazione sempre più anziana. In questo scenario il rapporto tra pubblico e privato sarà uno dei temi centrali della politica sanitaria dei prossimi anni. La vera sfida non sarà scegliere tra i due modelli, ma costruire un sistema capace di integrarli efficacemente, garantendo sostenibilità economica, qualità delle cure e accessibilità per tutti i cittadini.
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