
Il dibattito sul Cpr di via Corelli riaccende lo scontro politico a Milano. A chiedere la chiusura è Pierfrancesco Majorino, che definisce il centro “un’inutile vergogna” e punta il dito contro le condizioni all’interno della struttura. “È un luogo dove non vengono rispettati i diritti umani più elementari e fa parte di una strategia nazionale totalmente fallimentare sulla questione dei rimpatri”, afferma. Secondo l’esponente dem, la chiusura dovrebbe essere immediata e permetterebbe anche di riutilizzare l’area per l’accoglienza di persone senza dimora, italiane e straniere.
Calenda: “I Cpr servono, ma devono essere dignitosi”
Su una linea diversa Carlo Calenda, che invita a non affrontare la questione con atti formali come diffide. “La chiusura o meno non può essere gestita attraverso le diffide. Noi dei Cpr ne abbiamo bisogno, che siano fatti però in maniera decente e decorosa”, sottolinea. Calenda lega il tema anche alla sicurezza: “Se parlate con un carabiniere o un poliziotto, spesso non li arrestano più perché tanto ricevono un foglio di via e tornano a delinquere il giorno dopo”. E aggiunge: “Non è un problema di destra o sinistra, anzi direi che è più di sinistra, perché le persone più colpite sono quelle che vivono nei quartieri dove si riversa questa criminalità”.
Centrodestra all’attacco: “Chiudere sarebbe un errore”
Dura la posizione del centrodestra. Per il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, “in Lombardia serve un altro Cpr oltre quello di via Corelli, altro che chiuderlo”. De Corato sottolinea i numeri della presenza straniera in regione e definisce i centri “strutture importantissime” per gestire i rimpatri e contenere la criminalità, anche alla luce del sovraffollamento delle carceri. Sulla stessa linea Samuele Piscina (Lega), che parla di “maggioranza di sinistra sempre più divisa su un tema fondamentale come la sicurezza” e chiede al sindaco di chiarire la propria posizione. Per Piscina, i Cpr “non sono un capriccio politico, ma strumenti indispensabili dello Stato” per trattenere soggetti irregolari in attesa di rimpatrio.
Il tema mette in evidenza le tensioni anche all’interno del centrosinistra milanese. Da una parte esponenti che chiedono la chiusura, dall’altra il sindaco che prende tempo, evitando una posizione netta. Secondo il centrodestra, questa ambiguità rifletterebbe un “imbarazzo politico” destinato ad acuirsi con l’avvicinarsi delle elezioni.
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