La precisazione di Palazzo Marino non chiude lo scontro, ma lo trasferisce definitivamente sul terreno giudiziario. Domenica 7 giugno Massimiliano Lisa, patron del Museo Leonardo3 e candidato alle prossime amministrative milanesi, ha annunciato che procederà con una querela per diffamazione nei confronti del sindaco Giuseppe Sala. Lisa ha spiegato di avere preso atto che il primo cittadino “non ha né rettificato né chiesto scusa per le dichiarazioni rese durante l’intervista del 5 giugno 2026 a Un giorno da Pecora su Radio 1. Per tale motivo procederà con la querela per diffamazione nei suoi confronti”.
Il riferimento è alle parole con cui Sala aveva descritto l’imprenditore e la situazione dei locali utilizzati dal museo in Galleria Vittorio Emanuele II: “Una persona che ha un museo in Galleria in subappalto, che tra l’altro non ha pagato l’affitto, ha fatto degli abusi, questo è documentato, siamo in causa, l’abbiamo denunciato per diffamazione e adesso si candida a sindaco e la pm che aveva in carico la sua denuncia si candida con lui, è un po’ strano”.
“Lisa e Leonardo3 non hanno mai avuto morosità”
Nella propria replica, il candidato di Milano Libera contesta che le irregolarità richiamate dal sindaco possano essere attribuite direttamente a lui o alla società che gestisce il museo. “Il sindaco Sala ha associato Lisa a presunte morosità, abusi, irregolarità e contenziosi, aggiungendo persino ‘eccetera eccetera’, lasciando così intendere l’esistenza di ulteriori contestazioni a suo carico. Tali affermazioni sono false. Lisa/Leonardo3 non ha mai avuto alcuna morosità e ha sempre regolarmente adempiuto ai propri obblighi contrattuali. La società amministrata da Lisa opera da tredici anni negli spazi del Museo Leonardo3 sulla base di un contratto con la società concessionaria del Comune”, si legge nella nota. Il nodo sollevato da Lisa riguarda quindi la distinzione tra la posizione della società concessionaria, titolare del rapporto con Palazzo Marino, e quella di Leonardo3, che utilizza gli spazi sulla base di un contratto stipulato con la stessa concessionaria.
La replica di Palazzo Marino: “Morosità e violazioni accertate dal Tar”
Poche ore prima, il Comune di Milano aveva risposto alla minaccia di querela sostenendo che le affermazioni sulla situazione dei locali corrispondono a quanto accertato dalla giustizia amministrativa. Palazzo Marino ha precisato che Lisa utilizza gli spazi in Galleria in subconcessione e che per quei locali esiste una morosità nel pagamento dei canoni dovuti al Comune. L’Amministrazione ha inoltre riferito che sarebbero state rilevate violazioni in materia di sicurezza. “Entrambe queste affermazioni, che dovrebbero essere oggetto della querela, corrispondono al vero, come è stato accertato dal TAR Lombardia nella sentenza n.1878 del 2025”, sostiene la nota comunale.
Secondo Palazzo Marino, Lisa occuperebbe i locali come sub-concessionario nonostante il divieto di subconcessione, circostanza che gli impedirebbe di intrattenere rapporti diretti con il Comune. Il concessionario formale avrebbe inoltre “un debito significativo” per i canoni dovuti e negli spazi sarebbero state riscontrate violazioni della normativa antincendio e opere edilizie non autorizzate dall’Amministrazione.
Per queste ragioni il concessionario era stato dichiarato decaduto. Il Tar Lombardia aveva poi giudicato legittimo il provvedimento adottato dal Comune.
Lisa: “La controversia è estranea a me e a Leonardo3”
Lisa respinge però l’accostamento tra le contestazioni rivolte al concessionario e la propria posizione personale. “La controversia richiamata dalla nota del Comune riguarda esclusivamente il Comune e la concessionaria ed è del tutto estranea sia a Massimiliano Lisa sia a Leonardo3. Inoltre, la sentenza del TAR è comunque sospesa dal Consiglio di Stato. La stessa nota del Comune di fatto conferma che le questioni richiamate riguardano la società concessionaria e non Massimiliano Lisa/Leonardo3”. Il candidato considera dunque la precisazione di Palazzo Marino insufficiente e, anzi, utile a confermare che il debito per i canoni e le altre contestazioni amministrative non sarebbero formalmente riconducibili né a lui né alla società che gestisce il museo. “Preso atto della mancata rettifica e delle mancate scuse, nonché della sostanziale conferma delle dichiarazioni contestate, Massimiliano Lisa procederà pertanto nelle sedi giudiziarie competenti a tutela della propria reputazione e dei propri diritti”, conclude la nota.
L’inchiesta sulle concessioni della Galleria
Lo scontro tra Sala e Lisa si inserisce nella più ampia vicenda giudiziaria sulle concessioni degli spazi commerciali della Galleria Vittorio Emanuele II e su alcune installazioni promozionali ospitate nel cuore di Milano. Il 3 giugno la Guardia di finanza si era presentata negli uffici di Palazzo Marino, della Soprintendenza Belle Arti e dell’Agenzia del Demanio con un ordine di esibizione di documenti. Gli accertamenti riguardano, tra l’altro, le concessioni assegnate ad alcuni grandi marchi, i bandi per i locali ai piani superiori e diverse campagne pubblicitarie, tra cui quelle legate ai film Michael e Il Diavolo veste Prada 2. Le operazioni finite sotto esame dovrebbero assicurare complessivamente alle casse comunali quasi 85 milioni di euro, circa 30 milioni in più rispetto all’inizio del mandato. Nell’inchiesta risulterebbero esserci persone indagate, anche se finora non sono stati resi noti i nomi.
L’esposto di Lisa e il caso Tiziana Siciliano
L’indagine sarebbe nata da un esposto presentato dallo stesso Lisa, circostanza che ha alimentato lo scontro politico anche per la presenza nella lista Milano Libera di Tiziana Siciliano, ex procuratrice aggiunta di Milano andata in pensione nel dicembre 2025. Prima di lasciare la magistratura, Siciliano aveva coordinato le inchieste sull’urbanistica milanese. Dalla sua scrivania sarebbe passato anche l’esposto sulle concessioni in Galleria presentato dall’imprenditore con il quale ha successivamente avviato il progetto politico. “Leggo che la Siciliano dice ‘non ricordo dell’esposto di Lisa’. Ma una pm così esperta, che ha avuto un ruolo apicale in Procura, si candida con una persona che conosce poco, senza fare alcuna verifica?”, aveva affermato Sala.
Il nuovo fascicolo giudiziario, dopo quelli sull’urbanistica e sulla vendita dello stadio di San Siro, ha riacceso le tensioni tra Palazzo Marino e una parte della Procura. La querela annunciata da Lisa aggiunge ora un ulteriore fronte allo scontro, destinato a proseguire nelle aule giudiziarie e nella campagna elettorale per Palazzo Marino.
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Beppe Sala e Massimiliano Lisa


