La Lombardia rivendica i progressi sul fronte delle liste d’attesa, ma il nuovo rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà fotografa anche un sistema sanitario regionale sempre più segnato da disuguaglianze sociali e ricorso alla spesa privata. Al centro del confronto, durante l’incontro organizzato martedì 5 maggio al Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano, le parole del presidente della Regione Attilio Fontana, che ha difeso il modello lombardo e rilanciato le misure messe in campo dalla giunta.
“Il Rapporto presentato oggi offre un’analisi puntuale delle dinamiche del Servizio sanitario nazionale, evidenziando criticità strutturali e differenze territoriali che non possiamo ignorare”, ha dichiarato Fontana. “Tra gli elementi più significativi c’è il tema delle liste d’attesa, che rappresenta non solo un indicatore organizzativo, ma anche una questione di equità e qualità dei servizi”.
Il governatore ha sottolineato come la Lombardia parta “da una posizione favorevole, con livelli di performance superiori alla media nazionale”, aggiungendo però che la Regione “non si è mai accontentata”.
“Prestazioni urgenti cresciute del 21%”
Fontana ha rivendicato gli ultimi risultati ottenuti dalla Regione sul recupero delle prestazioni sanitarie: “Abbiamo scelto di intervenire con decisione nei margini di miglioramento, rafforzando la governance e il coordinamento del sistema. I dati più recenti, rispetto a quelli analizzati nel Rapporto, parlano chiaro: in poche settimane abbiamo registrato un incremento di 21 punti percentuali per le prestazioni urgenti e di 11 punti per quelle differibili”.
Secondo il presidente lombardo, uno degli elementi decisivi è stato il rafforzamento del Cup unico regionale: “Con la Cabina di Regia abbiamo introdotto un modello più integrato e orientato ai risultati. E con il CUP unico stiamo rendendo finalmente visibile l’intera offerta sanitaria: oggi ha già superato il 53% delle prestazioni complessive”. Per Fontana, “le liste d’attesa non sono un destino inevitabile, ma un problema che può essere affrontato con metodo, organizzazione e responsabilità”.
Il rapporto: “La sanità lombarda perde universalismo ed equità”
Accanto alla replica della Regione, il rapporto “Sussidiarietà e… salute” della Fondazione per la Sussidiarietà evidenzia però una situazione critica sotto diversi aspetti. Secondo lo studio, il sistema sanitario lombardo “sta perdendo le caratteristiche di universalismo ed equità”, nonostante il contesto economico favorevole della regione. Uno dei dati più significativi riguarda la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dai cittadini: la Lombardia registra infatti la quota pro capite “out-of-pocket” più alta d’Italia, superiore ai mille euro annui.
Il report segnala inoltre che il 5,3% dei lombardi rinuncia agli accertamenti medici, mentre il 9,5% rinuncia alle visite specialistiche. Le cause principali sono le liste d’attesa troppo lunghe, indicate nel 53,4% dei casi, seguite dai costi delle prestazioni sanitarie e dalla distanza dai servizi.
La rinuncia alle cure colpisce soprattutto le fasce economicamente più deboli: tra il 12% e il 15% dei cittadini con redditi più bassi rinuncia alle cure, contro una quota compresa tra il 3% e il 5% tra i più ricchi.
Il peso della sanità privata e le logiche di mercato
Il rapporto punta poi l’attenzione sul ruolo crescente della sanità privata accreditata in Lombardia. Alla componente privata viene destinato il 27,2% della spesa sanitaria pubblica regionale, dato che colloca la Lombardia al secondo posto in Italia dopo il Lazio. Secondo lo studio, in particolare a Milano il sistema privato concentra percentuali molto elevate di ricoveri e interventi ad alta redditività, soprattutto nei settori della cardiologia, cardiochirurgia e ortopedia.
Nel documento vengono richiamati anche alcuni studi sui meccanismi di rimborso ospedaliero e sul fenomeno dell’“upcoding”, cioè la tendenza a classificare i ricoveri in modo da ottenere rimborsi più elevati. Gli studi citati mostrano come questo fenomeno fosse storicamente più diffuso nelle strutture private rispetto a quelle pubbliche, prima della riforma regionale del 2008.
Vittadini: “La salute non può dipendere dal reddito”
Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini ha definito il Servizio sanitario nazionale “una infrastruttura sociale essenziale”, sottolineando che “la risposta alla crisi del sistema sanitario implica un salto di qualità nella governance pubblica”. Secondo Vittadini, “dove manca visione e capacità di governo si inseriscono logiche di mercato e cresce la disuguaglianza”. Per questo il rapporto propone una “governance sussidiaria” basata su maggiore presa in carico dei pazienti fragili, incremento della spesa sanitaria, controlli più stringenti e sistemi di valutazione fondati sugli esiti di salute. Tra le priorità indicate anche una riforma della medicina territoriale e della medicina di base, tema richiamato dallo stesso Fontana: “La carenza di medici di medicina generale è già una realtà”, ha spiegato il presidente lombardo, sottolineando la necessità di rendere la professione più attrattiva per i giovani medici.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


