Sanità lombarda, Pregliasco: “Pubblico e privato insieme, ma serve equilibrio”

Dopo il dibattito sollevato da Milano Quotidiano, l’esperto rilancia: “Sistema costruito sull’integrazione, ma va rafforzato il pubblico e valorizzato il privato sociale”

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Il rapporto tra sanità pubblica e privata in Lombardia torna al centro del confronto dopo l’articolo pubblicato da Milano Quotidiano, secondo cui i numeri degli ospedali pubblici dimostrerebbero che senza il contributo dei privati il sistema “non reggerebbe”. Una lettura che, secondo Fabrizio Pregliasco, rischia però di essere parziale. “Il dibattito va affrontato con rigore e senza semplificazioni”, osserva, sottolineando come il modello lombardo sia storicamente fondato su un’integrazione tra pubblico e privato accreditato.

“Sistema costruito sull’integrazione”

Secondo Pregliasco, più che contrapporre i due ambiti, bisogna leggere la struttura attuale del sistema sanitario regionale come il risultato di un percorso consolidato nel tempo. “È corretto dire che l’attuale configurazione del sistema sanitario lombardo è stata costruita proprio su questa integrazione, e quindi oggi ne dipende in misura significativa”, spiega. Un equilibrio che ha garantito negli anni una forte capacità di risposta e una certa flessibilità nell’erogazione dei servizi.

Il ruolo del privato sociale

Nel quadro delineato dall’esperto emerge con forza anche il ruolo del privato sociale, spesso meno visibile ma sempre più centrale. “Va riconosciuto il ruolo crescente e strategico del privato sociale, soprattutto nell’assistenza territoriale e nella presa in carico dei pazienti cronici e fragili”, sottolinea. Un ambito in cui il sistema ospedaliero, da solo, fatica a intercettare tutti i bisogni.

I tre pilastri per il futuro

Guardando avanti, Pregliasco individua tre direttrici fondamentali per la sostenibilità del sistema sanitario lombardo. Il primo punto è il rafforzamento del pubblico, attraverso maggiori risorse, personale e capacità organizzativa. Il secondo riguarda un’integrazione più efficace e regolata del privato accreditato, orientata agli obiettivi di salute e non solo alla quantità di prestazioni. Il terzo pilastro è la valorizzazione del territorio e del privato sociale, per garantire prossimità delle cure e continuità assistenziale.

“Non una scelta, ma un sistema integrato”

La sfida, conclude Pregliasco, non è scegliere tra pubblico e privato, ma costruire un sistema realmente integrato. “Il punto non è contrapporre i modelli, ma assicurare equità di accesso, qualità dell’assistenza e sostenibilità, mantenendo i principi del Servizio sanitario nazionale: universalità, solidarietà e centralità della persona”.

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