
Dopo mesi di deroghe, il divieto sembra questa volta destinato a diventare realtà. Dal prossimo 11 maggio 2026 anche scooter e motocicli non potranno più circolare liberamente nel Quadrilatero della Moda, entrando a pieno titolo nel sistema di restrizioni della Ztl attiva 24 ore su 24. L’area interessata è quella tra via Monte Napoleone, via della Spiga, via Manzoni e corso Venezia, cuore commerciale e turistico della città.
La protesta dei motociclisti: “Decisione senza alternative”
La misura, voluta dal Comune per ridurre il traffico e rendere la zona più pedonale, sta però alimentando un crescente malcontento tra i motociclisti. Il timore è che lo stop agli scooter finisca per produrre l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato: più congestione, tempi di percorrenza più lunghi e maggiori difficoltà per chi usa le due ruote per lavorare, dalle consegne agli spostamenti quotidiani.
La petizione di Lorenzo La Russa
A guidare la protesta è Lorenzo La Russa, secondogenito del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha lanciato una petizione e una mobilitazione anche sui social. “Vogliono chiudere il centro di Milano agli scooter”, denuncia, sottolineando le ricadute pratiche del provvedimento: “Tempi di percorrenza più lunghi, deviazioni obbligatorie, ritardi per lavoratori e consegne”. La Russa rivendica di aver già presentato una richiesta ufficiale in Municipio per bloccare il divieto, ma avverte: senza una mobilitazione immediata, la misura diventerà definitiva.
Le regole della Ztl: chi può entrare
Secondo quanto previsto dal Comune, nella Ztl del Quadrilatero bici e monopattini elettrici potranno continuare a circolare liberamente. Diverso il discorso per motocicli e ciclomotori, ammessi solo fino all’11 maggio. Restano alcune deroghe per residenti, servizi, taxi, consegne e veicoli autorizzati, mentre i quadricicli potranno accedere solo con permessi specifici. Il caso riapre il confronto sul modello di mobilità per il centro di Milano. Da un lato l’amministrazione spinge verso una progressiva pedonalizzazione e riduzione del traffico privato, dall’altro una parte della città – in particolare chi lavora su strada – teme di essere penalizzata da scelte percepite come poco calibrate sulle esigenze reali.
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