Ma siamo sicuri che i residenti di via Paolo Sarpi vogliano davvero una grande porta monumentale cinese all’ingresso del quartiere? È la domanda che pone Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, dopo la pubblicazione dei bandi del Comune di Milano per la realizzazione del Paifang, il tradizionale portale dell’architettura cinese destinato a sorgere sul lato di piazzale Baiamonti.
De Chirico annuncia ora un sondaggio tra gli abitanti della zona per verificare quale sia realmente l’opinione del quartiere sul progetto. “Sono in contatto con molti residenti e, visto che il Comune non lo fa, nelle prossime settimane mi farò portatore di un sondaggio per capire cosa ne pensa chi risiede in via Paolo Sarpi e nelle vie limitrofe”, afferma l’esponente azzurro.
De Chirico: “Paolo Sarpi non è soltanto Chinatown, i cinesi sono l’8%”
Il consigliere di Forza Italia precisa di non avere “nulla contro la comunità cinese che lavora e produce silenziosamente nella nostra città”, ma contesta l’idea di attribuire a via Paolo Sarpi una caratterizzazione esclusivamente cinese. “Il quartiere ha una spiccata connotazione multietnica e i residenti cinesi sono solo l’8%”, sostiene De Chirico. Secondo il consigliere, un portale monumentale di questo tipo rischierebbe di identificare troppo nettamente l’intera zona con una sola comunità, lasciando in secondo piano gli altri residenti.
Non sarebbe peraltro la prima volta che il progetto suscita discussioni. De Chirico ricorda come già in passato l’ipotesi di realizzare un portale dedicato alla cultura cinese avesse provocato un acceso confronto politico e tra gli abitanti, fino ad essere accantonata. “Milano non è San Francisco”, aggiunge il consigliere, sottolineando come Paolo Sarpi sia oggi un quartiere profondamente trasformato rispetto al passato, diventato anche uno dei luoghi più frequentati della città per locali, ristorazione e street food.
“Prima servono arredo urbano e più cestini”
Per Forza Italia le priorità della zona sarebbero altre. De Chirico indica in particolare nuovi investimenti nell’arredo urbano, una maggiore presenza di cestini e interventi sul verde. Il grande numero di attività legate allo street food, sostiene, genera una quantità crescente di rifiuti e rende necessario rafforzare gli strumenti per mantenere pulita la zona. Tra le proposte cita anche la piantumazione di essenze sempreverdi. Il consigliere critica inoltre i tempi scelti dall’amministrazione per portare avanti la procedura: “È incomprensibile come il Comune ci stia riprovando in un periodo di ferie”, afferma, contestando anche una scadenza dei bandi collocata nel periodo di Ferragosto.
Il progetto del Comune per il Paifang
La giunta ha approvato a fine luglio le linee di indirizzo per avviare una procedura pubblica destinata alla progettazione, al finanziamento e alla realizzazione del primo portale monumentale cinese di Milano. La struttura dovrebbe sorgere all’ingresso di via Paolo Sarpi, sul lato di piazzale Baiamonti, segnando simbolicamente l’accesso alla Chinatown milanese. Il Paifang è un elemento tradizionale dell’architettura cinese ed è presente nei quartieri cinesi di numerose città internazionali. Per Palazzo Marino l’obiettivo è riconoscere anche attraverso un elemento urbano visibile il ruolo storico, culturale ed economico della comunità cinese nella città.
L’assessora ai Quartieri, Decentramento e Partecipazione Gaia Romani aveva spiegato che il portale vuole rappresentare “un segno di riconoscimento della storia e del contributo che le comunità cinesi hanno dato alla crescita culturale, sociale ed economica delle città in cui vivono”. L’avviso pubblico è rivolto a soggetti pubblici e privati chiamati a presentare proposte che garantiscano qualità architettonica, artistica e paesaggistica e un inserimento coerente nel contesto urbano.
Ora, però, sulla porta cinese si apre anche un nuovo fronte politico. Forza Italia vuole portare la discussione direttamente tra chi vive nel quartiere e verificare se il Paifang sia davvero percepito come un elemento di valorizzazione di Paolo Sarpi o, al contrario, come una caratterizzazione eccessiva di una zona che negli anni è diventata sempre più composita.
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(da wikipedia)


