Mentre il mondo continua a essere attraversato da guerre, terrorismo, odio e divisioni, il terremoto che ha colpito il Venezuela ci consegna un’immagine diversa dell’essere umano.
Ogni giorno assistiamo a conflitti che seminano morte. Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per tante crisi dimenticate, vediamo uomini uccidere altri uomini, città rase al suolo non dalla natura ma dalla volontà umana. Le tragedie sembrano susseguirsi senza sosta e il rischio è quello di assuefarsi al dolore.
Poi arriva un terremoto.
La terra trema, le case crollano, la natura mostra tutta la sua forza. Ma, paradossalmente, proprio quando la natura divide con la distruzione, l’umanità ritrova la capacità di unirsi.
Tra le macerie del Venezuela non esistono nemici. Esistono soccorritori che scavano senza sapere chi troveranno. Medici che curano chiunque abbia bisogno. Vigili del fuoco che lavorano fino allo stremo delle forze. Volontari arrivati da altri Paesi che lasciano le proprie famiglie per salvare quelle degli altri.
È una lezione straordinaria.
Nelle guerre si scavano trincee; nei terremoti si scavano macerie per cercare la vita.
Nelle guerre si costruiscono muri; nelle catastrofi si costruiscono ponti.
Nelle guerre si cercano bersagli; nelle emergenze si cercano superstiti.
Lo stesso essere umano che sa progettare armi sempre più sofisticate è capace, nello stesso tempo, di rischiare la propria vita per salvare quella di uno sconosciuto. È questa apparente contraddizione che racconta tutta la complessità dell’essere umano, sempre in bilico tra bene e male.
I soccorritori ci ricordano che esiste un’umanità silenziosa che non fa rumore, non cerca consenso e non occupa le prime pagine per le polemiche.
Donne e uomini che lavorano nel fango, nella polvere, nel caldo, spesso senza dormire, perché ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte.
Forse è proprio questo il messaggio più potente che arriva dal Venezuela. Le tragedie naturali non fanno distinzioni di nazionalità, religione o appartenenza politica. E chi accorre a prestare aiuto risponde con la stessa logica: non domanda chi sei, ma di cosa hai bisogno.
Il mondo avrebbe bisogno di conservare questo spirito anche quando le sirene dei terremoti si spengono. Se fossimo capaci di affrontare le guerre con la stessa determinazione con cui affrontiamo le catastrofi naturali, probabilmente molte di esse non ci sarebbero nemmeno.
Perché il vero confine dell’umanità non passa tra gli Stati o tra le ideologie. Passa tra chi distrugge e chi ricostruisce. Tra chi semina morte e chi salva vite.
E mentre il Venezuela piange i suoi morti e continua a cercare i dispersi, i soccorritori ci ricordano una verità semplice e potente: il bene fa meno rumore del male, ma è il bene che permette al mondo di rialzarsi, sempre.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)


