Milano Quotidiano

Spazi in Galleria, fari della Procura su Dior, Montblanc e grandi eventi. Sullo sfondo l’esposto di Massimiliano Lisa

Ordine di esibizione a Palazzo Marino, Soprintendenza e Agenzia del Demanio. La nuova inchiesta riguarda concessioni e installazioni tra Galleria Vittorio Emanuele e Rinascente

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La Guardia di Finanza è tornata a Palazzo Marino. I militari del Gruppo spesa pubblica del Nucleo di Polizia tributaria di Milano si sono presentati ieri in Comune con un ordine di esibizione di atti. La stessa richiesta di documenti è stata notificata anche alla Soprintendenza delle Belle arti e all’Agenzia del Demanio.

Al centro della vicenda ci sono gli spazi commerciali di pregio nel cuore di Milano, in particolare quelli della Galleria Vittorio Emanuele II. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera nelle pagine milanesi, gli accertamenti riguarderebbero gli atti sulle concessioni alla maison Dior e alla maison Montblanc per i rispettivi negozi in Galleria.

Non solo boutique: gli eventi per “Michael” e “Il Diavolo veste Prada 2”

Il perimetro dell’acquisizione non si limiterebbe però alle concessioni commerciali. Tra le pratiche richieste figurerebbero anche gli atti amministrativi relativi ad alcuni eventi promozionali realizzati con installazioni di grande impatto nell’area della Rinascente, accanto al Duomo e alla Galleria Vittorio Emanuele. In particolare, l’attenzione si concentrerebbe sugli allestimenti legati al lancio del film “Michael“, dedicato a Michael Jackson, avvenuto circa un mese fa, e su quelli per “Il Diavolo veste Prada 2“, risalenti a circa due mesi fa. Eventi ad alta visibilità, dunque, collocati in uno degli spazi più simbolici e commercialmente sensibili della città.

“Nessuna perquisizione”: il fascicolo e il riferimento al modello 21

Non si sarebbe trattato di una perquisizione, ma di un ordine di esibizione di alcune pratiche. Il Corriere descrive l’atto come composto da poche righe, senza nomi indicati e senza una esplicita ipotesi di reato. Eppure, secondo la ricostruzione del quotidiano, a Palazzo Marino il contenuto dell’atto sarebbe bastato per comprendere che si è davanti a una nuova inchiesta della Procura. Il riferimento al modello 21 lascerebbe intendere la presenza di indagati, mentre la titolarità del fascicolo in capo alla pm Grazia Colacicco collocherebbe gli accertamenti nell’area dei reati contro la pubblica amministrazione.

Un’inchiesta distinta dal filone urbanistico

Il nuovo fascicolo, per quanto emerso finora, non riguarderebbe l’urbanistica. Il terreno degli accertamenti sarebbe invece quello delle concessioni di spazi commerciali di grande valore e della gestione amministrativa di eventi e installazioni in Galleria Vittorio Emanuele, una delle aree più prestigiose e redditizie di Milano. Un ambito delicato, perché intreccia valorizzazione del patrimonio pubblico, rapporti con grandi marchi internazionali, autorizzazioni, canoni, eventi privati e uso temporaneo di luoghi che appartengono all’immaginario collettivo della città. A Milano, insomma, anche una vetrina può diventare un dossier giudiziario. Con buona pace della retorica patinata del lusso.

L’esposto di Massimiliano Lisa e il contenzioso con il Comune

All’origine dell’indagine vi sarebbe un esposto presentato lo scorso anno dall’imprenditore Massimiliano Lisa, animatore del museo su Leonardo da Vinci in Galleria, sul lato di piazza della Scala. Lisa è da tempo protagonista di un contenzioso con il Comune di Milano proprio attorno agli spazi e alla gestione dell’area. La circostanza aggiunge un elemento politico alla vicenda, perché Lisa è anche candidato sindaco. Nei giorni scorsi ha annunciato che, in caso di vittoria, la sua vicesindaco sarebbe Tiziana Siciliano, magistrato oggi in pensione, fino allo scorso anno alla guida del pool milanese sui reati contro la pubblica amministrazione.

Il nodo politico: Lisa, Siciliano e il pool che oggi indaga

È proprio questo intreccio a rendere più complesso il quadro. L’esposto da cui sarebbe partita l’inchiesta è riconducibile a Lisa; la Procura ora indaga sulle concessioni in Galleria; e il fascicolo, secondo quanto ricostruito, rientra nell’area dei reati contro la pubblica amministrazione, cioè nello stesso ambito che fino all’anno scorso era coordinato da Siciliano. Nessun automatismo, naturalmente. Ma il cortocircuito politico è evidente: una vicenda nata da un contenzioso sugli spazi della Galleria si trasforma in un’indagine sulle concessioni e, nello stesso tempo, entra nel clima già acceso della competizione amministrativa milanese. La Galleria, ancora una volta, non è solo il salotto buono della città: è anche uno dei luoghi in cui Milano misura il rapporto tra patrimonio pubblico, interessi privati e controllo delle regole.

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