Tatarella, da “mafioso” a Batman in una settimana

A inizio settimana "asserito" contatto in Lombardia di un esponente del clan Senese. Nel weekend eroico salvatore di un giovane in un incidente stradale. Così ci racconta la paradossale settimana mediatica di Pietro Tatarella

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Pietro Tatarella

Da “asserito” contatto della testa di ponte in Lombardia del clan senese ad eroe notturno che soccorre un giovane investito sulle strisce da un’auto in fuga a Milano. E’ la paradossale settimana vissuta sui media italiani da Pietro Tatarella. Già consigliere milanese di Forza Italia, poi protagonista di una sofferta vicenda giudiziaria legata all’inchiesta “Mensa dei poveri” e conclusasi pochi mesi fa con una assoluzione piena.

Amico e Tatarella: un racconto giornalistico scadente

Quasi neanche il tempo di godersi l’uscita da un incubo lungo sette anni (e che ne ha ovviamente travolto l’esistenza) ed ecco che Tatarella si trova nuovamente associato suo malgrado a delicate questioni giudiziarie. Il suo nome compare infatti nei verbali dell’inchiesta Hydra. Il collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, l’uomo del selfie con Meloni, ritenuto vicino al clan Senese, menziona Tatarella come suo contatto in Lombardia. Rapporti, riporta l’informativa giudiziaria, “asseriti”. Ovvero: è quello che sostiene Amico. “Non ho mai conosciuto Gioacchino Amico e non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con lui”, smentisce con fermezza Tatarella. Ma la macchina mediatica si è già messa in moto con le consuete, deleterie dinamiche. Anzi peggio. Perché complice un refuso in un primo lancio di agenzia, alcune testate calabresi indicano Tatarella addirittura come “presunto referente del clan”. Nuova infamante – e completamente falsa – etichetta applicata a Tatarella.

Tatarella da “mafioso” ad eroe nel giro di una notte

Passano pochi giorni. Stesso nome, contesto completamente diverso. Nella notte milanese tra venerdì e sabato, un grave incidente in piazza XXIV Maggio: un giovane investito sulle strisce da un’auto in fuga. Tra i testimoni c’è ancora lui, Tatarella. Questa volta il racconto è opposto. È tra i primi a intervenire, presta soccorso, prova a inseguire l’auto e soprattutto raccoglie un elemento decisivo: la targa del veicolo, poi consegnata agli agenti. Un gesto concreto, utile alle indagini, che contribuisce all’identificazione del responsabile. E improvvisamente il frame cambia: da figura sospetta a testimone chiave, quasi “eroe” della situazione. Il punto naturalmente non è Tatarella. O meglio: non è solo Tatarella. Passato in pochi giorni attraverso due narrazioni opposte. Una parabola che racconta molto più infatti del nostro circuito giudiziario e mediatico. Le persone e le loro vite travolte? In tale contesto rischiano di passare come “semplici” danni collaterali.

 

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